Una risposta a c3dem

c3dem interviene http://www.c3dem.it/4518 sul mio post “ridurre il danno”  http://www.landino.it/2013/01/ridurre-il-danno/ E si chiede in che senso la mia proposta, e la visione politica che sottende, ha a che fare con un “riformismo cristianamente ispirato”. Provo a dare una risposta sintetica. Innanzi tutto è una proposta che si colloca in un percorso di discernimento. Cioè tende a non utilizzare uno schema argomentativo deduttivo: abbiamo i principi, dobbiamo applicarli alla situazione che la "conoscenza naturale" ci consente di inquadrare. Al contrario intende il ragionamento pratico come intriso di una forte dimensione comunitaria ed ecclesiale, condizionato dagli strumenti di lettura, sempre storici e contingenti, teso alla ricerca dei "segni dei tempi" e alla messa a fuoco dei "problemi più urgenti". Poi vuole prendere le distanza da una prospettiva di tipo esclusivamente individuale. Se è vero che non possiamo più discutere di cattolicesimo politico senza ritematizzarlo, si veda l'editoriale di Brunelli sul numero 22/2012 de il Regno nel quale si parla di un tempo di cattolicesimo post politico, è anche vero che permane una non sopprimibile dimensione collettiva nell'impegno dei cattolici in politica, da articolare con formule nuove, ma non eliminabile dal semplice richiamo al solo ascolto, sempre necessario, della coscienza personale. Si ispira al realismo cristiano, cioè assume una visione strutturalmente limitata e imperfetta dell'azione politica. La politica incorpora il codice dei rapporti di forza, del numero, degli interessi, tende a regolarli, a impedirne l'espansione egemonica, è un arbitro forte non il giocatore più bravo. Persegue la prospettiva della Centesimus Annus e del Compendio della dottrina sociale della Chiesa. Capitalismo e economia di mercato non sono quindi in contraddizione con la dottrina sociale della chiesa. Anzi ne manifestano alcune delle potenzialità, purchè non letti - anche essi come la politica - secondo una visione egemonica e isolata. Non solo non sono in contraddizione ma si collocano perfettamente nella visione poliarchica, cioè di una società caratterizzata dalla divisione sociale dei poteri, lo stesso modello che Benedetto XVI richiama nella Caritas in Veritate a proposito delle istituzioni politiche. Assume un punto di vista di sinistra. Di una sinistra del cambiamento rispetto alla conservazione degli equilibri spesso garantiti dai partiti che si etichettano di sinistra come da quelli che si etichettano come destra. Di una sinistra pragmatica, cioè realista e consapevole del valore della democrazia bipolare e dell'equivalenza morale degli orientamenti democratici, di sinistra come di destra. Forse il discorso l'articolo di addio di Blair scritto nel 2007 per The Economist ne è ancora la sintesi più felice. http://www.economist.com/node/9257593 Non a caso proviene dalla cultura del laburismo cristiano anglosassone.

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