Una lettera al manifesto di Nino Labate

Cara direttrice,  a casa di mia figlia ho avuto modo di leggere sul Manifesto del 22 febbraio,  “Il Vaticano nelle urne italiane” di Flamigni e Rodotà. Autori verso cui nutro sentimenti di stima. E’ stato il titolo dell’articolo a incuriosirmi. Rimandandomi indietro nel tempo. Quando cioè dopo la Resistenza italiana , i Comitati Civici  “vaticani”  di Gedda con l’aiuto dei parroci, di fronte ad una Italia povera  e distrutta dalla guerra, contadina e credente,  spingevano i cattolici  italiani ( in quegli anni tantissimi) a votare Dc: scudo con la croce che difendeva la religione cattolica dall’invasione della falce e martello ateo-comunista e statalista! Pericolo ancora esistente secondo alcuni “…cavalieri del nulla”! Molti anni sono passati. Anni di crescente secolarizzazione e di prosciugamento della pratica religiosa, se non della stessa fede. Il moderno e il post moderno, il progresso e il “post progresso” dello sviluppo ecosostenibile, ma sopra ogni cosa la democrazia e la post democrazia ( quella dei poteri forti finanziari) hanno modificato profondamente il tessuto sociale, culturale e politico del nostro Paese. Quando scrivo,  il movimento di Grillo risulta il vero vincitore delle politiche 2013. Una vittoria  di indignati, si scrive,  che però sconvolge tutto il panorama politico italiano. Facendo toccare con mano l’egoismo localista di Maroni con la sua “Macroregione “, e inserendo pericolose suggestioni di presidenzialismo cesarista con Berlusconi & C.    Ma credono sul serio i due autori che il Vaticano con tutti suoi guai, la Chiesa, le Diocesi e le parrocchie abbiano spostato e  possano indirizzare il voto di quel che rimane dei credenti ?    Registro invece,  con vero dispiacere,  che nei tardi convincimenti illuministici italiani e in pezzi di sinistra intellettuale, è ancora immobile una sorta di assolutismo ideologico. Quello della ragione. Quello antireligioso. Quello anticlericale. Un pensiero  forse lontano dalla realtà e dall’humus culturale del nostro Paese, dove  per esempio il 90% delle famiglie italiane dei nostri giorni sceglie (ancora) l’ora di religione cattolica per i propri figli. Pur di fronte a queste ambiguità rimango tuttavia convinto che l’illuminismo  non è stato solo il trionfo della ragione. La civiltà socialista e liberale che ne è scaturita, specie nelle varie declinazioni di “ Libertà, Eguaglianza e Fratellanza”, e che dobbiamo sempre difendere da qualsivoglia tentazione totalitaria oggi rivestita di populismi e di antipolitica, ha fatto emergere la democrazia e il costituzionalismo moderni. Assieme ai diritti dell’Uomo tra cui quelli politici, sociali e civili. Qual è allora il problema? A mio avviso è nella confusione  di questi diritti civili con  i diritti dell’individuo. Quest’ultimo osservato come monade sociale in totale e insindacabile  libertà. Come nell’anarchia della favola delle api di Mandeville: “…ognuno faccia da se senza regole… l’egoismo ripagheràe il benessere e la felicità di tutti, vedrete, se ne avvantaggeranno” . Senza riferimenti a valori collettivi condivisi ( anche laici, intendiamoci). Guardando con sospetto ai  legami sociali e comunitari. E allo stesso Stato,  da preferire però senza regole. Entro questi “valori” si può con facilità ma contraddittoriamente intravvedere l’impianto delle filosofie neoliberiste e neo-con che vanno per la maggiore, e che ripudiano qualsiasi “Contratto sociale” . Insomma individuo centro dell’universo-mondo,   sociale e culturale. Tutto bene ?  Sia consentito qualche dubbio.   Specie quando questi diritti dimenticano il pluralismo dei valori e diventano un dogma razionale e  laico . Vero e insindacabile. Quale è il punto allora? Mentre la libertà aggrappandosi al progresso tecnico-scientifico  ha fatto passi da gigante fino ad essere propedeutica all’invocata “autodeterminazione” dell’individuo,  monade e atomo sociale, dispiace sottolineare che eguali attenzioni non siano state ( e non vengano)  riservate ai diritti sociali, economici e politici. Alla giustizia sociale. A volte sembra che il futuro dell’uomo, dipenda dal Vaticano, dalla religione, cattolica e non, dalle interferenze della Chiesa cattolica,   dalle coppie e dai matrimoni gay, dalla loro possibilità di adottare un figlio, dalla possibilità  di procreare con l’assistenza della scienza dei figli, di praticare l’eutanasia , di abortire,   di tutelare insomma la scelta di ciascuno individuo svincolato da qualsiasi legame culturale e sociale, da qualunque etica ( laica) a seconda delle sue soggettive e insindacabili preferenze. Tutto giusto ?  Siccome sono problemi enormi che i nostri figli saranno chiamati a risolvere,  mi sia consentito qualche suggerimento alla cautela.    In questo nostro tempo,  ciò su cui non occorre invece cautela sono le battaglie (prioritarie) sulla giustizia sociale. Sulla diade “eguaglianza e fratellanza” dimenticata. Giustizia sociale, eguaglianza e fratellanza oggi nelle mani dei reali poteri forti. Che non sono quelli del Vaticano e della Chiesa.  Ma sono quelli dei poteri visibili e invisibili delle grandi corporation mondiali, delle grandi banche,  di Wall street e dintorni, della grande e insindacabile finanza globale che si erge come unica autorità sovranazionale,  ormai libera da qualsiasi vincolo, etico e politico, ma  che determina il futuro dell’uomo, del lavoro, dell’occupazione giovanile, delle famiglie di seconda settimane, e di una fu middle class, trasformata in sottoproletariato da Caritas. La critica alla religione e al Vaticano facciamola pure. Ma  c’entra poco. E lo stesso Manifesto della Laicità, con le sue radici in un illuminismo frainteso c’entra poco. Poiché l’uscita dallo stato di minorità e l’emancipazione dell’uomo  richiedono ai nostri giorni risposte etico-politiche a cui forse, ma solo forse e paradossalmente , il Vaticano e il cristianesimo una volta quest’ultimo ritornato alla sua mission  originaria, potrebbero addirittura dare una mano. Inserire nell’agenda politica i “Temi laici caldi”   che poi altro non sono se non i temi della bioetica, di cui in ogni caso bisogna parlarne, temendo che essi siano assenti per le interferenze vaticane, crea solo strabismo alle nostre sfere di significato e alle risposte da dare. Uno strabismo che ci porta a confondere il dito con la luna.      Nino Labate -Roma

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