Un dialogo coi pacifisti, ricordando Scoppola sugli euromissili

A partire dalla questione degli F 35 vi socializzo il dialogo che ho avuto con Enrico Peyretti, storico animatore del movimento pacifista A- Peyretti mi ha mandato ampia documentazione contro gli F35 con questo messaggio Mobilitatevi anche voi in Parlamento ! Un mese di mobilitazione per dire NO ai caccia F-35. Vuole o no l'Italia ridurre gli sprechi e fare equità? B- Questa è stata la mia prima replica Caro Peyretti, non c'è scelta che possa considerarsi indiscutibile, specie in un periodo come questo, e in tal senso la vostra iniziativa aiuta senz'altro a informarsi, a riflettere e ad argomentare, ma non c'è neanche scelta che possa essere isolata da un chiaro indirizzo di fondo. Si può ritenere come scelta di fondo che l'Italia non debba avere una difesa, in particolare aeronautica, ma allora da parte vostra si sostenga puramente e semplicemente questo, non isolando la questione degli F35. Se invece, visto anche il contesto geopolitico in cui siamo inseriti, si ritiene il contrario, come lo si ritiene da parte dell'amministrazione Obama e di tutti i Governi europei, è difficile non rilevare che la nostra spesa in materia (carabinieri esclusi) sia già all'0,8% (la più bassa in assoluto) che essa caso mai sia troppo sbilanciata sul personale (lì ci sarebbe da tagliare facendo invece più innovazione tecnologica) e che gli aerei attualmente in servizio vadano comunque sostituiti entro pochi anni. Per questa ragione, pur apprezzando l'iniziativa nel metodo al punto da ritenere doverosa una risposta, non posso che esprimerti, almeno stavolta, il mio sincero ma motivato dissenso. Carissimi saluti C- Seconda mail di Peyretti Caro Stefano Ceccanti, senatore, non si tratta affatto di "non avere una difesa", ma di evitare, specialmente nella situazione attuale, lo spreco dell'acquisto di questi aerei di puro attacco, capaci anche di portare atomiche, ciò che è fuori dal nostro concetto costituzionale di difesa. Senza dire che la cultura più avanzata e umanizzante attorno ai conflitti (conflitto non è sinonimo di guerra) elabora da tempo modelli di difesa sempre meno armati e distruttivi, sempre meno legati a politiche internazionali di potenza e di influenza, sempre più affidati alle capacità e volontà dei popoli di esercitare diritti e relazioni costruttive. Occorre che nelle istituzioni si faccia attenzione a tali ricerche ed esperienze, cioè alla cultura positiva di pace, necessaria alla sopravvivenza della comunità umana. Ti ringrazio dell'attenzione e ti auguro buon lavoro, D- Mia replica ulteriore Carissimo, sono infinitamente debitore a Pietro Scoppola per avermi spiegato le ragioni per cui era giusto, anche se altamente spiacevole, installare gli euromissili, accedendo alla richiesta di due governanti di centrosinistra, Carter e Schmidt, decisione a cui ero originariamente contrario, anche se non la ritenevo incostituzionale. Anni dopo Gorbaciov ammise che quella scelta aveva accelerato il crollo del Muro di Berlino. Per questo, fermo restando che la difesa è fatta da una gamma di strumenti, nell'attuale contesto internazionale e mediterraneo credo che abbia sostanzialmente ragione nella sua analisi di fondo questo articolo di Camporini: http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1947 Carissimi saluti

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