Perché sul conservatorismo costituzionale ha ragione Enrico Letta e ha torto Franco Monaco

L'intervento di stasera di Enrico Letta contro il conservatorismo costituzionale, preso giustamente di petto, contiene in sé varie confutazioni della posizione di Franco Monaco su www.c3dem.it Il governo gioca un ruolo da protagonista perché esso si giustifica come eccezione temporanea alla democrazia dell'alternanza e lavora per non ripetere questa eccezione che, senza cambiamento delle regole, rischierebbe invece di perpetuarsi. La legge di procedura, forse discutibile perché in realtà non sembra accelerare i tempi, non contiene nulla di scandaloso, anzi caso mai rafforza la rigidità consentendo sempre un referendum popolare contro la riforma. Non sono "ambienti vicini a noi" che criticano contenuti e procedure, se per noi si intende il centrosinistra riformista, sono spezzoni culturali e politici da sempre legati a forme di conservatorismo o minimalismo, oggi vicini ai residui della sinistra conservatrice o al confuso movimentismo sfascista grillino. Che ci volesse proprio una "nuova forma di governo" centrata sul sul ruolo decisivo degli elettori lo abbiamo promesso a partire alla tesi 1 dell'Ulivo: http://www.fes.de/fulltext/ialhi/90061/tesi01.html. 17 anni dopo siamo ancora lì, alla nostra promessa incompiuta. Non si possono infine confondere i piani: mettere un veto sulla riforma costituzionale, promessa anche e soprattutto da noi, è un male per il Paese e non ha nulla a che fare con scambi che non ci possono essere su altri terreni, come la doverosa decadenza di Berlusconi.  

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