in ricordo di Paolo VI

pubblicato in Osservatore Romano il 5 Agosto 2015 Quel perdono chiesto ai lontani · Durante la Missione cittadina nel 1957 voluta a Milano dall'arcivescovo Sembra ormai lontana l’eco dell’accorato appello che oltre mezzo secolo fa, il 7 novembre del 1957, Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano, rivolgeva ai «lontani» di quel grande crocevia di popoli che è la diocesi di Milano. All’inizio della missione per gli adulti, egli si rivolgeva a tutti coloro, credenti e no, a chi non varcava più le porte di una chiesa, a chi aveva la «coscienza triste» per qualche peccato o fosse frastornato dalle faccende mondane. Il cardinale Montini a Caravaggio(12 settembre 1962) Tuttavia, soggiungeva il futuro Pontefice e beato Paolo vi, «se una voce si potesse far loro pervenire per prima sarebbe quella di chiedere loro amichevolmente perdono. Sì, noi a loro; prima che loro a Dio». Mai definizione fu più efficace per descrivere qualcosa che nell’ordine spaziale e temporale confini non ha: il «lontano», che attende una parola di riconciliazione e di misericordia. Nel suo Messaggio ai lontani, questo termine viene riferito rispetto alla comunità, che lo ha allontanato; infatti, è colui «che non è stato abbastanza amato»; ancor più «colui che non è stato abbastanza curato, istruito, introdotto nella gioia della fede». Se chi è lontano si avvicina grazie a un nostro primo passo, non potrà non provocare in noi l’unico sentimento possibile: il rimorso, il rimpianto nel non esser riusciti ad avvicinarlo prima, a farsi conoscere per ciò che si è e non per ciò che l’agire manifesta. Il lontano — soggiunge Montini — «ha giudicato la fede dalle nostre persone, che la predicano e la rappresentano; e dai nostri difetti ha imparato forse ad avere qualcosa di meglio rispetto a noi, a disprezzare, a odiare la religione. Perché ha ascoltato più rimproveri, che ammonimenti ed inviti. Perché ha intravisto, forse qualche interesse inferiore nel nostro ministero, e ne ha patito scandalo». I like Christ; I dislike christians for they are unlike Christ ( «Cristo mi piace, non mi piacciono i cristiani perché essi sono diversi da Cristo»). Questo il concetto del Mahatma Gandhi, così come riferisce lo stesso Paolo vi in un’udienza del 27 novembre del 1974, raccogliendone l’insegnamento anche per un’autentica sequela Christi, quasi all’inizio dell’anno santo del 1975. «Un’idea dev’essere vissuta, se pretende di convincere chi ne ascolta l’annuncio (...) Tutto questo ci ammonisce che pensiero e azione devono camminare insieme, che fede e morale devono essere consonanti, che la professione d’un’idea implica una condotta pratica», che chi sta nella verità cristiana deve compiere il primo passo che dona misericordia. E ciò vale innanzitutto per l’unità interiore, per l’armonia esteriore della coscienza personale. Chiamiamo comunemente serietà questa coerenza di comportamento, questa corrispondenza fra la verità professata, e la vita vissuta (cfr. Efesini. 4, 15): la santità, a ben guardare, è appunto questa sintesi di fede convinta ed operante e di carità attiva e generosa». Pensiero e azione, fede convinta e carità attiva, rinnovamento e riconciliazione, furono i binomi che accompagnarono quel giubileo. Dopo quaranta anni l’«unità interiore» e l’«armonia esteriore» appaiono le due direttrici sulle quali egli condusse la Chiesa post-conciliare e che possono ancora indirizzare la Chiesa di oggi. Vincenzo Bertolone IN DIRETTA Piazza S. Pietro 06 agosto 2015 - See more at: http://www.osservatoreromano.va/it/news/quel-perdono-chiesto-ai-lontani#sthash.MXpO1aG5.dpuf

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