Il punto è la neutralità

Come testimonia Rodotà sulla "Repubblica" di oggi, intervenendo nel dibattito suscitato dal Card. Scola, il punto è la neutralità dello Stato. La libertà religiosa non tollera alcuna neutralità - neppure da parte del potere religioso, non lo si dimentichi!  -; ogni forma di laicità ha come condizione base la neutralità del potere politico. Teoreticamente la cosa si liquiderebbe facilmente. Non disponiamo una epistemologia che corrobori l'idea di una conoscenza assoluta ("oggettiva"). Ogni conoscenza è sempre una conoscenza selettivamente costruita e dunque non neutra.  (Neppure la conoscenza di un giudice davvero terzo, i giuristi romani lo sapevano bene, per questo, per tempo e diversamente dai greci, separarono diritto da religione e da politica.) Di conseguenza nessuna prassi, nessuna decisione può presentarsi come irresponsabile perché fondata da una conoscenza oggettiva. Del resto come non fidarsi di Rousseau il quale chiaramente aveva scritto che la volontà generale è comprensibile solo ad alcuni individui nonostante la loro evidente particolarità. La laicità non è altro che la ideologia con qui questi individui velano la loro particolarità e la spacciano per universalità.  Non a caso la democrazia anglosassone non è laica. Teoreticamente ... il fatto che tanti intellettuali e tanti politici (nonostante la fine dello Stato) si battano per la laicità mostra che in pratica la laicità è una ideologia in gran voga. Figurarsi, oggi i laici chiamano "giudice" il pubblico ministero!   Ps. La "sana laicità" è ... laicità e non a caso è stata teoreticamente liquidata dalla Dignitatis humanae.  

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