Due idee di partito

I partiti cambiano sotto la spinta delle sfide dell’ambiente sociale. La sfida del mutamento della stratificazione sociale, sia nella proporzione tra i gruppi sociali che nei loro sistemi di atteggiamento. La sfida del cambiamento nel sistema della comunicazione politica. L’elettorato diventa socialmente e culturalmente più eterogeneo, meno controllabile dai partiti attraverso l’organizzazione. E questo crea una potente pressione per il loro cambiamento. Così Angelo Panebianco in un suo libro sui partiti. Ma attenzione, non un libro dell’anno scorso, un libro di 30 anni fa. Perché questa citazione? Per dire una cosa semplice. Sì, ci sono di mezzo le contestazioni verso un regolamento con un pessimo drafting, c’è un collegio di garanzia incerto e alla fine, proprio per questo, poco autorevole, c’è qualche estremista che soffia sul fuoco. Al fondo però la linea di frattura è un’altra e viene da molto lontano: è intorno all’idea di partito. Il partito di Bersani è una versione adattata dei partiti socialdemocratici del novecento, ovviamente meno rigida, disponibile alla contaminazione, non più piramidale, che si può anche aprire a forme di consultazione diretta. Ma in ogni caso un’idea di partito recintato, con ingressi sorvegliati, sospettoso verso le presenze impreviste o intermittenti, dentro il quale si deve stare con una fedeltà identitaria rigida, un partito nel quale se non si riesce a votare ci si deve dimostrare “addolorati”. Un recinto dal quale ci si può affacciare solo per guardare, guai a entrare senza aver superato i controlli: si rischiano infiltrazioni e inquinamenti. Non più un partito chiesa ma certo ancora un partito burocratico. Un partito poco adatto alle primarie. Il partito di Renzi è il partito a membership variabile, a più strati, strumento per dare ordine al processo elettorale, al servizio di un’idea di democrazia governante, non comunità che organizza pezzi di società ma rete che attiva e si lascia attivare. Un partito per la primarie. Un partito con regole, non senza regole; un partito organizzato, non liquido; un partito insediato, non evanescente. Ma regole, organizzazione e insediamento pensati per la società italiana del XXI secolo non per quella dei trenta gloriosi. Così si progettò il PD al convegno di Orvieto del 2006. Così si cominciò (molto male) a fare il PD con Veltroni. Poi il cantiere si è fermato. L’anima novecentesca, socialista e cattolico democratica, ha preso il controllo. Domani al ballottaggio vanno anche queste due idee di partito. Una che conserva una memoria e l’altra che risponde alle sfide del presente.

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