Da Letta a Renzi: padre Francesco Occhetta su "La Civiltà cattolica"

                      Le cinque condizioni per la governabilità La forza del programma di Renzi sono le politiche «centriste» da costruire nello spazio moderato. Sindacati, Confindustria e i principali agenti degli enti intermedi aspettano con fiducia i primi risultati di questo Governo. è questa la prima condizione importante che depone a favore della governabilità e che esclude le «bipolarità muscolare» estrema e alternativa su cui si è cercato di costruire il sistema in questi ultimi 20 anni[1]. Al Paese serve un riformismo depotenziato dell’ideologia della destra e della sinistra; il 40% degli elettori che decidono all’ultimo momento per chi votare — e tra questi l’elettorato cattolico — appoggia leader moderati. Si aspettano politiche centriste innovative, in quanto valoriali e non ideo­logizzate, capaci di seguire gli schemi aggiornati della dottrina sociale, con un ruolo dei poteri pubblici incisivo e non invasivo, al contrario del centrismo statico spesso denunciato dall’attuale Presidente del Consiglio come «palude stagnante». La seconda condizione è assicurare a Renzi stabilità politica e quel tempo necessario per fare delle buone riforme che è mancato ai Governi Monti e Letta. Questa condizione dipende da una «opzione culturale trasversale» tra le generazioni e le forze politiche, in cui il bene comune deve essere superiore ai singoli interessi di parte; in caso contrario, «la politica liquida» e una democrazia ridotta a procedure continuerebbero a produrre narcisismo partitocratico[2]. Intorno al Governo Renzi, che appartiene a una generazione post-ideologica ma non post-valoriale, è possibile favorire questo patto culturale, se darà prova nei prossimi mesi di fare subito una buona legge elettorale e la riforma del lavoro, a causa dell’allarme disoccupazione, che ha raggiunto nel gennaio scorso il 12,9%[3]. La terza condizione è quella di rispettare la logica dell’equilibrio (pur aggiornato nelle sue forme) dei pesi e dei contrappesi, pensati dai costituenti nel 1946-47. La riforma elettorale e quella del Senato richiedono un’idea precisa di forma di Governo e di garanzie costituzionali, che per la cultura cattolica sono il fondamento della democrazia[4]. Quando in una Costituzione democratica si demolisce un muro portante, si deve pensare contemporaneamente alle alternative. Nella Carta, le due Camere, il Presidente della Repubblica e il Governo sono pensati interconnessi tra loro. La garanzia ruota intorno all’istituto del Presidente della Repubblica, che non può essere votato da una Camera sola e imposto dalla maggioranza di turno. Se la Repubblica rimane parlamentare, la legge elettorale deve tener conto delle connessioni istituzionali esistenti tra Camera e Senato (non si può considerare il Senato una sorta di ente inutile per risparmiare sulla spesa pubblica). Così come il rapporto tra Parlamento e Governo (che sulla fiducia e  sul procedimento legislativo non sono radicalmente scindibili); tra Parlamento e Presidente della Repubblica (formazione del Governo e scioglimento delle Camere). A riguardo, rimangono valide le proposte che la Commissione dei saggi ha presentato al presidente Letta[5]. La quarta condizione è legata alla credibilità e ruota intorno a numerosi fattori: alla chiarezza sulle coperture finanziarie delle proposte del programma del Governo, alla credibilità dei ministri italiani, soprattutto quelli non conosciuti, nelle principali sedi europee e internazionali, alla capacità di gestire il semestre europeo in Europa, alla capacità di trattare in sede europea temi come quello della criminalità, del decentramento del lavoro e della biopolitica, ma anche alla trasparenza e alla competenza delle tante nomine (circa 350), tra cui quelle dei vertici di Eni, Enel, Terna, Poste, Finmeccanica. La quinta condizione è quella di assicurare una partecipazione al dibattito sui grandi cambiamenti in corso nel Paese che includa la voce e il servizio della Chiesa e delle varie confessioni religiose, per continuare a fondare il principio di laicità sul rispetto della libertà religiosa. Il richiamo che Renzi, nel discorso di chiusura alla Camera, ha dedicato a personaggi a lui cari (da don Milani a La Pira, passando per Berlinguer, Moro, Scalfaro, Falcone e Borsellino) ci parla di questa eredità. è su tali condizioni che si basano l’augurio e la fiducia che riponiamo in questo Governo.


[1].      «Gli ultimi due decenni hanno prodotto, infatti, unicamente la distruzione dello Stato […], ridotto a una burocrazia potentissima, parassitaria e costosa, che ha trovato nelle privatizzazioni mal fatte e nell’occupazione dei posti di potere degli uni e degli altri un terreno naturale e fertile che ci ha portato sul baratro del fallimento» (B. Ippolito, «Perché il successo di Renzi dipende da Alfano», www.formiche.net/).
[2] .    Cfr G. Morra, «Gran parte degli italiani è moderata: chiede un leader efficiente, decisionista, pragmatico e senza fumi ideologici, cioè moderato», in Italia oggi, n. 41, 18 febbraio 2014, 11.
[3] .    http://www.formiche.net
[4].      Cfr S. Ceccanti, «Dalla conferenza del Presidente della Corte meno sospetti sull’Italicum e una correzione sul Senato», 27 febbraio 2014, in www.huffingtonpost.it/
[5].      F. Occhetta, «Proposte di riforma della Costituzione», in Civ. Catt. 2013 IV 250-260.
Le cinque condizioni per la governabilitàLa forza del programma di Renzi sono le politiche «centriste» da costruire nello spazio moderato. Sindacati, Confindustria e i principali agenti degli enti intermedi aspettano con fiducia i primi risultati di questo Governo. è questa la prima condizione importante che depone a favore della governabilità e che esclude le «bipolarità muscolare» estrema e alternativa su cui si è cercato di costruire il sistema in questi ultimi 20 anni . Al Paese serve un riformismo depotenziato dell’ideologia della destra e della sinistra; il 40% degli elettori che decidono all’ultimo momento per chi votare — e tra questi l’elettorato cattolico — appoggia leader moderati. Si aspettano politiche centriste innovative, in quanto valoriali e non ideo­logizzate, capaci di seguire gli schemi aggiornati della dottrina sociale, con un ruolo dei poteri pubblici incisivo e non invasivo, al contrario del centrismo statico spesso denunciato dall’attuale Presidente del Consiglio come «palude stagnante».La seconda condizione è assicurare a Renzi stabilità politica e quel tempo necessario per fare delle buone riforme che è mancato ai Governi Monti e Letta. Questa condizione dipende da una «opzione culturale trasversale» tra le generazioni e le forze politiche, in cui il bene comune deve essere superiore ai singoli interessi di parte; in caso contrario, «la politica liquida» e una democrazia ridotta a procedure continuerebbero a produrre narcisismo partitocratico . Intorno al Governo Renzi, che appartiene a una generazione post-ideologica ma non post-valoriale, è possibile favorire questo patto culturale, se darà prova nei prossimi mesi di fare subito una buona legge elettorale e la riforma del lavoro, a causa dell’allarme disoccupazione, che ha raggiunto nel gennaio scorso il 12,9% .La terza condizione è quella di rispettare la logica dell’equilibrio (pur aggiornato nelle sue forme) dei pesi e dei contrappesi, pensati dai costituenti nel 1946-47. La riforma elettorale e quella del Senato richiedono un’idea precisa di forma di Governo e di garanzie costituzionali, che per la cultura cattolica sono il fondamento della democrazia . Quando in una Costituzione democratica si demolisce un muro portante, si deve pensare contemporaneamente alle alternative. Nella Carta, le due Camere, il Presidente della Repubblica e il Governo sono pensati interconnessi tra loro. La garanzia ruota intorno all’istituto del Presidente della Repubblica, che non può essere votato da una Camera sola e imposto dalla maggioranza di turno. Se la Repubblica rimane parlamentare, la legge elettorale deve tener conto delle connessioni istituzionali esistenti tra Camera e Senato (non si può considerare il Senato una sorta di ente inutile per risparmiare sulla spesa pubblica). Così come il rapporto tra Parlamento e Governo (che sulla fiducia e  sul procedimento legislativo non sono radicalmente scindibili); tra Parlamento e Presidente della Repubblica (formazione del Governo e scioglimento delle Camere). A riguardo, rimangono valide le proposte che la Commissione dei saggi ha presentato al presidente Letta . La quarta condizione è legata alla credibilità e ruota intorno a numerosi fattori: alla chiarezza sulle coperture finanziarie delle proposte del programma del Governo, alla credibilità dei ministri italiani, soprattutto quelli non conosciuti, nelle principali sedi europee e internazionali, alla capacità di gestire il semestre europeo in Europa, alla capacità di trattare in sede europea temi come quello della criminalità, del decentramento del lavoro e della biopolitica, ma anche alla trasparenza e alla competenza delle tante nomine (circa 350), tra cui quelle dei vertici di Eni, Enel, Terna, Poste, Finmeccanica.La quinta condizione è quella di assicurare una partecipazione al dibattito sui grandi cambiamenti in corso nel Paese che includa la voce e il servizio della Chiesa e delle varie confessioni religiose, per continuare a fondare il principio di laicità sul rispetto della libertà religiosa. Il richiamo che Renzi, nel discorso di chiusura alla Camera, ha dedicato a personaggi a lui cari (da don Milani a La Pira, passando per Berlinguer, Moro, Scalfaro, Falcone e Borsellino) ci parla di questa eredità.è su tali condizioni che si basano l’augurio e la fiducia che riponiamo in questo Governo.

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