Augusto Barbera (in dialogo con Gaspare Sturzo)

su “Attualità di Luigi Sturzo ? ” Seminario di “Impegno civico”, Hotel Baglioni mercoledì 19 settembre 2012 Sturzo non può essere appannaggio esclusivo di alcun partito o schieramento odierno , tutti possono trarne suggestioni: appare poco plausibile trasformarlo in un sostenitore di una logica vetero-identitaria di un partito cattolico; Cinque, a mio avviso, i motivi di interesse attuali del pensiero di Sturzo: Primo: può essere l’ispiratore di un partito “di “ cattolici ma non del partito “dei” cattolici ; Sturzo ha sempre parlato di “democrazia dei cristiani” mai di “ democrazia cristiana “. Non bisogna trascurare che Sturzo era stato contrario alla unità dei cattolici nell’opera dei Congressi voluta da Leone XIII (dopo i fasci siciliani e la repressione di Bava Beccaris era peraltro divenuta impossibile la convivenza fra reazionari e democratici) e che aveva rifiutato l’adesione alla Dc di Romolo Murri. Ciò è ancora più vero – come si trae dagli studi di Stefano Ceccanti - dopo il ritorno dall’esilio americano (la sua vicenda intellettuale tende a coincidere con quella di Jacques Maritain) e l’influenza della cultura politica americana , non confessionale e non laicista , non statalista e non liberista. Secondo: la critica allo statalismo. Degni di nota al riguardo non solo i numerosi scritti dedicati all’argomento ma soprattutto gli interventi critici su La Pira e la freddezza verso taluni aspetti del disegno costituzionale che veniva delineandosi “purtroppo con accentuazione statalista” ( in “L’Italia” del 7 novembre 1946). Non vi era certo in Sturzo la nostalgia di uno Stato liberale non interventista, ma l'esperienza anglosassone lo aveva portato a vedere l'intervento pubblico in economia più nella logica di una “regolazione” che non di una gestione diretta. Nelle suggestioni della sinistra dc tesa a costruire la società attraverso lo Stato vedeva in nuce rischi di burocratizzazione e di corto circuiti tra politica e mercato. Rivendicava le ragioni di una parzialità della politica rispetto alla società e dello Stato rispetto alla politica. Il “bene pubblico” per Sturzo , a differenza di Dossetti, non è in sé definito ma è frutto della dialettica politica (Scoppola). Terzo: fin dagli anni cinquanta denunciò la crisi e il degrado dei partiti politici .Da senatore a vita, nel 1958 depositò un progetto anticipatore, centrato sulla trasparenza dei finanziamenti per le campagne elettorali, in particolare con la previsione di un tetto di spese per i partiti e i candidati , progetto che comprendeva anche l'obbligo di depositare lo Statuto e rendiconti in tribunale, in modo da consentire il controllo dei cittadini. Le motivazioni fanno riferimenti puntuali alle norme allora vigenti in Gran Bretagna, Francia, Germania e Usa e ai rischi di uso improprio delle risorse pubbliche, italiane e straniere, rigorosamente proibito. Non “non si possono usare mezzi immorali per fini politici giusti”, vale a dire non si può accettare la corruzione come mezzo per battere i comunisti (p.19 e p.23 del volume “Situazione politica all’inizio del 1947”, Seli, 1947). Quarto : un ulteriore motivo di interesse è dato dal progressivo cambiamento di posizione a favore di una democrazia in grado di governare efficacemente . Sturzo al momento della fondazione del partito popolare è decisamente proporzionalista . Il punto di svolta è il 1952, quando, di fronte alle difficoltà crescenti del proporzionalismo puro e in alternativa al premio di maggioranza scrive su "Il Giornale d'Italia" (11 giugno 1952) che "dovendosi abbandonare la proporzionale non c'è altro sistema democratico e ragionevole che l'uninominale, e fra i sistemi uninominali preferisco quello a maggioranza assoluta" ( La Stampa del 23 agosto 1952 ora nel volume dodicesimo dell’Opera omnia , p.277, modificando la posizione assunta nel 1951 in Sicilia del popolo del 5 settembre ). Un cambiamento legato anche alla maturazione di un giudizio molto netto contro le degenerazioni già evidenti del sistema delle preferenze ,ritenuto una spinta alla corruzione e al superamento della coesione unitaria dei partiti. Con il voto di preferenza gli effetti di dissoluzione dell'unità interna dei partiti fomenteranno “ gelosie che dureranno lungo tutta la legislatura" ( in Sicilia del popolo del 5 settembre 1951). Quinto: si batté per un sistema regionale forte ma mai volle indulgere a suggestioni federalistiche : in questo quadro fu contrario alle Province (abolite su sua ispirazione dall’art.15 dello Statuto siciliano, tuttora inattuato ) e ad un Senato eletto come la Camera (un ingombrante “fratello siamese” ,p.131 del volume Ambrosini e Sturzo a cura di Antonetti e De Siervo, La Nascita delle Regioni, Il Mulino, 1998).Era favorevole invece ad una Camera espressione delle autonomie regionali. Ma soprattutto credeva al sistema regionale come modo per superare il divario Nord –Sud. Intuizione sbagliata a distanza di tanti decenni ? Per un giudizio su Sturzo sarebbe inoltre importante valutare, assieme alle posizioni politiche ancora attuali, due passaggi politici poco felici : il veto a Giolitti che aprì la strada, non all’accordo con il Partito socialista ma al governo Facta e la c.d.operazione Sturzo del 1952 che, suo malgrado (non si era peraltro particolarmente impegnato in questa operazione ), l’oppose a De Gasperi .

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