5 punti di replica a Giorgio Armillei

Replica 1. Eviterei di valutare le posizioni politico-istituzionali delle persone separandole dal contesto. Nei primi anni ’80 sul bicameralismo al massimo tutti speravano di inserire una qualche riforma minimale di bicameralismo procedurale, non è che possiamo usare come parametro la riforma attuale ex post. E’ poi vero che la legge elettorale del ’93 era regressiva rispetto all'esito referendario ma perché il Pds non aveva retto la fiducia al Governo Ciampi. Altrimenti sarebbe stato possibile il doppio turno e l'accordo tra un turno e l'altro.. Insomma è una spiegazione sovrastrutturale; 2. mi sembra che tu operi un fraintendimento: Occhetta distingue cattolici democratici e cattolici conservatori. Scoppola ci ha appunto insegnato, in assoluta alternativa a Ruini, che l'allargamento progressivo dal centro verso sinistra man mano che la sinistra accetta la Cee e la Nato è il presupposto dell'alternanza e, quindi, della propria collocazione a regime nel centrosinistra (dove ovviamente sono finiti tutti i morotei, come pressoché tutti quelli che appoggiarono Zaccagnini nel 1976, secondo quello che ripete sempre Giorgio Tonini, il bipolarismo che è nato col congresso dc del 76); se tu separi De Gasperi da Moro come faceva Ruini nel 1994 (esemplare l'omelia di allora su De Gasperi e la sua 'attualità' in questo senso) vuoi appunto l'unione di cattolici e laici di destra contro il centrosinistra. Altrimenti non avrebbe senso farlo. Non c'è eticamente nulla di male nello schierarsi a destra, anzi è persino meglio di voler sfuggire a individuare un'opzione preferenziale dentro il bipolarismo (compito impossibile o che, qualora possibile, sarebbe comunque infecondo) Quando si ripropone quello schema è ovvio che lì ci si voglia collocare, anche per il precedente. Qualche giorno dopo Luca Diotallevi ciò è stato riproposto in modo altrettanto chiaro da Galli Della Loggia, sempre in continuità col Ruini del 1994; 4- come spiega Fabbrini su Aspenia per varie ragioni oggi un fossato abissale separa Democratici da Repubblicani Usa, infatti il sistema è in difficoltà per questo, regge male differenze ormai analoghe all'Europa; 5- il punto vero è invece quello su Dossetti, ma non in termini di scelta da campo. E' ovvio che chi parte da Dossetti sta nello stesso campo di centrosinistra. E' altrettanto ovvio, come spiegato da Tonini e Morando nel libro sui democratici, che ci sta su una posizione convergente con gli spezzoni di vecchia sinistra. Ma qui il problema non è il campo, che è comune, ma la cultura politica che fatalmente (e anche qui beneficamente) divide tra cattolici democratici liberali (chiaramente di centrosinistra) e dossettiani. Qui è invece l'unico punto su cui sviluppare il confronto oltre il testo di Occhetta.

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