Una redenzione anche per gli sconfitti della storia, di Giovanni Ferretti

Quest’anno la Pasqua ci giunge mentre siamo ancora avvolti dalle tenebre delle tante morti, sofferenze, ansie, preoccupazioni, impedimenti, restrizioni, di questo tempo di pandemia. Ma forse proprio per questo abbiamo una maggiore possibilità di accogliere e contemplare in profondità l’annuncio della risurrezione del Signore, come squarcio di luce che illumina le nostre tenebre e ci apre alla speranza. Il simbolo del cero che si accende durante la solenne Veglia pasquale ci ricorda che se per un verso Cristo, assumendo la nostra condizione umana, non ha voluto sfuggire alla “notte” del mondo, fino a discendere con la sua passione negli inferi della malvagità e della sofferenza umana, per altro verso con la sua risurrezione ha fatto scaturire e continua a far scaturire la pura luce della sua Vita che ci illumina e ci conforta, perché ci tira fuori da tale “notte” associandoci alla sua risurrezione.


Di questo grande mistero della nostra fede, cuore dell’annuncio che come cristiani dobbiamo al mondo, vorrei condividere con voi alcune riflessioni riguardanti il suo nucleo incandescente e poi alcuni dei raggi che ne scaturiscono illuminando e coinvolgendo la nostra esistenza e il mondo intero.

Il nucleo incandescente dell’evento di Pasqua è certamente la straordinaria risurrezione di Cristo o meglio l’essere stesso di Cristo risorto. Lo straordinario della risurrezione, ben ce lo insegna la teologia, non consiste nel ritorno di un morto alla vita terrena di prima, come si racconta di Lazzaro nel vangelo di Giovanni. In questo senso Gesù rimane tra i morti, la sua vita terrena, caratterizzata dalla nostra stessa finitezza umana di mortali, è veramente terminata. E non consiste neppure, a ben vedere, nel fatto che un morto è passato a vivere nell’al di là, come tante religioni credono per i loro morti.

Lo straordinario dell’evento della risurrezione di Cristo consiste nel fatto che è entrata nella gloria della vita stessa di Dio proprio quella concreta e compiuta umanità corporea di Gesù, Figlio di Dio, che aveva vissuto e parlato come i Vangeli ci raccontano, annunciando e testimoniando l’amore di Dio per tutti, soprattutto i poveri e i sofferenti, offrendo a tutti i peccatori il perdono di Dio “fino all’estremo” (Gv 13, 1), fino a quell’“amore più grande” (Gv 15, 13) che in lui è stato il dare la vita per gli amici e anche per i nemici. La sua risurrezione è stata quindi un “passare da questo mondo al Padre” (Gv 13, 1) (nuovo senso della Pasqua come “passaggio”), e un essere “glorificato” dal Padre celeste (Gv 12, 28 e passim). Facendolo risorgere dai morti, Dio non solo ne ha approvato solennemente la vita e la morte, come modello supremo di che cosa significa essere ad un tempo uomini autentici e figli di Dio – è stato detto che storicamente la Resurrezione è stata l’“epifania” del senso della vita e della morte di Gesù (A. Gesché) - ma lo ha anche “innalzato alla sua destra” (At 2, 33; 5, 31) ossia - fuor di metafora - lo ha costituito “Signore” (At 2, 36),fonte universale di salvezza per l’umanità di tutti i tempi e di tutti i luoghi, tramite l’invio del suo Spirito vivificatore.Tra i raggi di luce che si dipartono da questo nucleo incandescente della Risurrezione vorrei proporvi i seguenti quattro, che illuminano il senso della nostra esistenza: riguardo a Dio (1), alla morte (2), al futuro del mondo (3) e alla nostra vita nella storia (4).

1.       La risurrezione illumina la nostra esistenza nel suo rapporto con Dio manifestandoci che Dio è il Signore della vita e l’amante della vita, e che il suo Regno è il trionfo della vita sulla morte, del bene sul male. Dio non solo ha creato la vita ma continuamente la sostiene e la salva, per amore gratuito, anche al di là della morte. Come Gesù diceva, il Dio di Abramo, d’Isacco e di Giacobbe – e potremmo aggiungere, il Dio di Gesù Cristo – “non è Dio dei morti ma dei viventi” (Mc 12, 27; Mt 22, 23), “perché tutti vivono per lui” (Lc 20,38). Non è un Dio che vive nell’ambiguità dell’ira e della misericordia, di chi può dare la vita e può dare la morte, ma solo e sempre fonte di vita, operante per dare la vita e per far rinascere la vita, con quell’onnipotenza dell’amore che è più forte della morte.

2.   La risurrezione illumina la nostra esistenza nei confronti della morte, aprendoci gli occhi a un nuovo sguardo sulla morte, sulla morte di Cristo e sulla nostra morte. La morte in croce di Cristo ci si mostra non soltanto come opera della violenza del male – come effettivamente fu – ma come evento supremo di vittoria sul male; sia per come Gesù l’ha affrontata, come dono di amore incondizionato di sé, sia per come Dio l’ha accolta, introducendo Gesù nel suo Regno di vita eterna ove la morte non ha più spazio. E la nostra morte non rimane racchiusa nel suo aspetto di “male”, che ha nella presente condizione del mondo ove spesso la violenza distrugge la vita. La luce della risurrezione ce ne svela infatti anche l’altro aspetto, quello per cui la morte è “compimento” della vita e salvezza della vita, soprattutto di tutto ciò che di buono abbiamo fatto amando e soffrendo. Nulla del bene che abbiamo compiuto andrà perduto. “Risurrezione – scrive il teologo J. B. Metz – significa che c’è un  senso sempre valido dei morti, dei vinti e dei dimenticati; il senso della nostra storia non dipende soltanto dai vincitori, da chi è arrivato, ha avuto successo”. In virtù della risurrezione, infatti, vi sarà redenzione anche per gli sconfitti della storia.

3.   Quanto alla luce sul futuro del mondo, va rilevato che con la sua risurrezione Gesù inaugura e anticipa i tempi messianici ed escatologici, il futuro ultimo del mondo. Non solo i singoli uomini, ma l’umanità intera, come un tutto solidale nel corso della sua storia, e lo stesso cosmo come creazione di Dio e “corpo” dell’umanità, hanno in Gesù risorto la prefigurazione e in qualche modo l’anticipazione del loro futuro compimento integrale. Chiamata a vivere secondo il modello dell’amore incondizionato – nucleo della verità di Dio manifestatasi nella vita e nella morte di Gesù – l’umanità ha nel Risorto la promessa divina di partecipare alla sua stessa sorte di vittoria sul male e sulla morte nell’eternità di Dio.Il futuro dell’umanità non è la catastrofe della estinzione ma l’ingresso nella gloria dei figli di Dio (v. Rom 8, 18-22).

4.    Quanto alla illuminazione della nostra vita attuale, va ricordato che Il senso escatologico “finale” della resurrezione non sminuisce in nulla, anzi esalta la nostra vocazione e abilitazione ad anticipare e testimoniare fin d’ora, nella storia, la condizione di “morti e risorti in Lui”, partecipi della sua “vita eterna” di Risorto. La signoria universale di Gesù risorto e innalzato al cielo trova, infatti, il suo senso effettivo nella possibilità offerta ad ogni uomo, che coscientemente o inconsciamente si pone alla sua sequela, di partecipare fin d’ora alla sua vicenda salvifica di morte e resurrezione, di fare esperienza di risurrezione. Lo possiamo constatare e vivere ogni volta che facciamo esperienze concrete di emersione dai vissuti di morte e distruzione che attraversano nei modi più svariati la nostra vita personale e sociale. Queste esperienze di rinascita a vita nuova sono ad un tempo frutto e attestazione della forza risanante della morte e risurrezione di Gesù. “Come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rom 6, 4).

Conchiudo queste riflessioni nella forma di un appello o invito che riassume quanto intendevo condividere in questa Pasqua che viviamo nella notte della pandemia, con tanto desiderio di una luce che ci sostenga nella prova e ci apra alla speranza e alla fiducia. Noi cristiani, soprattutto in questi difficili tempi di pandemia, non dobbiamo far mancare al mondo la luce luminosa di Gesù risorto. Essa costantemente attesta che il male non è né ineluttabile né definitivo e quindi non si deve mai cedere ad una passiva acquiescenza ad esso. Sempre nuovamente ci sprona a non smettere di sperare nel futuro, immettendo nella vita un inesauribile dinamismo di rinascita, di oltrepassamento dei nostri limiti, ingiustizie, carenze di amore. Senza posa ci ricorda che ogni persona è una individualità irrepetibile, con una dignità suprema, perché il Dio vivente e datore di vita l’ha amata come tale, nella sua concreta individualità, e non vuole che sia distrutta neppure dalla morte. Chi ha cura, rispetto, amore per ogni singola persona è quindi in sintonia con Dio, anzi è accolto nella vita piena di Dio, vive la vita di Dio come suo figlio, anche quando – anzi soprattutto quando - dovesse subire la morte per la sua fedeltà alla cura, aiuto e difesa dei più piccoli e deboli. Per questo la risurrezione di Gesù è anche annuncio e testimonianza di carità, di cui il mondo d’oggi non cessa di aver bisogno e che forse intimamente e struggentemente desidera, nonostante le sue apparenti indifferenze e le sue più o meno nascoste tentazioni di disperazione.

 

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