Una buona notizia. Per gli USA, per l'UE e per l'Italia, di Giorgio Tonini

Con quasi 75 milioni di voti popolari e la conquista o la riconquista di Stati “repubblicani”, il democratico Joe Biden, senatore di lunghissimo corso, già vicepresidente di Barack Obama, è il 46º presidente degli Stati Uniti d’America. La giovane e nera Kamala Harris è la prima vicepresidente donna della storia Usa. Ha vinto il Partito democratico di Obama, chiaro, esplicito, netto, perfino radicale, sui principi e i valori, e al tempo stesso moderato e dialogico nell’aproccio agli avversari e realista e riformista nell’azione di governo. Partito di ideali e intriso di cultura, ma anche capace di un’organizzazione intelligente ed efficace: geniale si è  rivelata l’intuizione, in tempi di Covid, di promuovere e organizzare il voto “a distanza”. Joe Biden è anche il secondo presidente degli Stati Uniti di confessione cattolica, il primo era stato John F. Kennedy. E piace pensare che nella vittoria democratica sia risuonata anche l’eco della parola di Papa Francesco.

Biden eredita dal suo predecessore un paese spaccato e polarizzato: sul piano sociale, con la disuguaglianza arrivata a livelli mai visti prima; e su quello politico, ove la durezza dello scontro fra destra e sinistra è tracimata perfino nello scrutinio dei voti, col mancato riconoscimento da parte dello sconfitto del risultato del vincitore. Facciamo qui i conti con uno dei principali problemi della democrazia occidentale: mentre a sinistra prevalgono le correnti e le personalità formate alla virtù della moderazione, a destra prevalgono forze e leadership estremiste, fino ai limiti dell’eversione.

Biden dovrà ricucire un paese lacerato, restituire credibilità al sogno americano, riportando al centro la middle class, e ricreare le condizioni per un confronto civile, tra avversari politici che non si considerano nemici, ma parte di un comune destino, di un’unica nazione. Le sue prime parole sono state dedicate a questo, primario e vitale obiettivo. Biden ha una lunga e grande esperienza internazionale. È un amico dell’Europa e dell’Italia. La sua elezione è una buona notizia, non solo per il popolo americano, ma anche per noi, italiani ed europei. La sfida con la Cina, tra la via liberale e quella autoritaria al capitalismo, resterà il focus centrale anche di questa presidenza. Ma proprio per questo, l’amicizia, prima ancora che l’alleanza, transatlantica tornerà centrale nella politica internazionale. E visto dalla terra di Degasperi anche questo è un segno di speranza

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