Padre Sorge, la cultura dell'intesa e la democrazia competitiva, di Stefano Ceccanti

Oggi è scomparso padre Sorge. Chi si è formato negli anni '70 gli deve molto. Sui vari temi su Civiltà Cattolica cercava posizioni di equilibrio avanzato rifuggendo però da forme di radicalismo o di minoritarismo, secondo la classica impostazione montiniana e morotea. Per un anno intero al Movimento studenti di Azione Cattolica di Pisa utilizzammo come testo di riferimento di un gruppo di studio i suoi testi raccolti nel volume “Capitalismo, scelta di classe, socialismo” che si approcciava in modo estremamente equilibrato ai temi del rapporto tra capitalismo e democrazia.

L’economia di mercato creava dei guasti che spettava alla politica affrontare e risolvere, ma la politica non poteva considerarsi onnipotente perché anche i suoi interventi potevano rivelarsi inadeguati e controproducenti, come rivelavano i fallimenti del cosiddetto socialismo reale. Se la scelta di classe significava un interclassismo dinamico teso a ridurre le disuguaglianze essa era positiva, ma nessuna classe poteva essere vista come un soggetto storico-messianico.

La politica di solidarietà nazionale era condivisibile ma non perché dovesse bloccare l’alternanza tra forze diverse alla guida del Paese, ma anzi esattamente per l’obiettivo opposto, per rafforzare tra le forze politiche democratiche una base comune necessaria perché il ricambio potesse essere fecondo e non lacerante. In questa chiave del tutto laica andava visto anche il sostegno alla Democrazia Cristiana, in quanto in quel momento essa, nella sua maggioranza interna, era portatrice di quella precisa linea politica, rivolta a una “cultura dell’intesa” che riprendeva la collaborazione interrotta troppo precocemente nella primavera del 1947.

Una grande lezione, prima ancora che lo conoscessi di persona nel periodo della Fuci.

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