Orazio ed i tre Curiazi, di Luciano Iannaccone

Forse Matteo Renzi, nell’ultimo mese e mezzo, si è ispirato alla strategia dell’Orazio rimasto solo contro i tre Curiazi nella sfida evocata da Tito Livio: affrontarli uno alla volta. Perciò quanto potrebbe nel suo caso apparire contraddittorio se visto staticamente, non lo è se  si coglie la logica dinamica che regge l’insieme.

 

Il primo dei Curiazi  (anche lui di nome Matteo) è stato sorpreso mentre era nel guado della mozione di sfiducia al governo Conte e costretto ad abbandonare la ribalta governativa. Va da sé che è ancora vivo e vegeto in forza dell’ampio consenso elettorale di cui gode.

 

Il prezzo da pagare è stata l’alleanza di governo tra 5 Stelle e Pd. Positiva perché costruita innanzitutto intorno ad una ritrovata unità dell’Europa ed al proge  tto (difficile, ma necessario) di una sua rinnovata e più feconda unità, che apra concretamente allo sviluppo sociale ed economico delle nazioni partecipanti. E perché ha allontanato lo spettro di un’Italia contro l’Europa, disastro innanzitutto per tutti noi.

 Ma molto pericolosa per il rischio che il dilettantismo e la demagogia distruttiva grillina si possano sommare all’ansia governativa ed al massimalismo entrambi ben presenti (anche se contrastati dagli esponenti del riformismo liberale) nel Pd, generando una cattiva politica di spesa pubblica improduttiva, di carrozzoni, di deficit e debito crescenti in sempre più insostenibile continuità con la maledizione di una quarantennale tradizione nazionale. E continuando nei disastri perpetrati dal precedente governo, dall’assistenzialismo alla mala giustizia.

 

Potremmo sintetizzare dicendo che il secondo Curiazio a cui Renzi si deve contrapporre assomma in sé la demagogia, la mala china e il poltronismo che convivono, nel Conte 2, insieme a cose buone, prima di tutto la rinnovata scelta europea. Se Renzi fosse rimasto nel Pd, la sua posizione contraria a questi guasti non avrebbe prevalso in direzione, mentre un gruppo parlamentare autonomo, essendo determinante almeno al Senato per la tenuta del governo, può contribuire a promuovere scelte buone ed impedirne di cattive e soprattutto di pessime. Senza sconquassare il governo o il Pd, perché si limita ad accoglierne un quarto dei parlamentari. Anzi facendo da positiva sponda alla battaglia liberale che la componente riformista rimasta nel Pd  può e deve condurre con rinnovato impegno. Ecco perché non condivido, anche se comprendo, il giudizio negativo che essa ha dato sulla nascita di “Italia Viva”.

Quindi quello col secondo dei Curiazi è un duello che si apre ora per conquistare positività al Conte 2, in Italia ed in Europa, e per suscitare per “Italia Viva” l’interesse ed il sostegno di un vasto elettorato, che chiede serietà, crescita, futuro: il famoso “centro” privo di una vera rappresentanza politica. Perché i duelli di Orazio non devono parlare in primo luogo ai politici ed agli eletti, ma alle attese, alle paure ad alle speranze dei cittadini elettori.

 

Ma c’è un altro duello che lo attende, forse il più decisivo: quello col terzo Curiazio, che impersona i limiti e le ambiguità culturali e politiche dello stesso Orazio alias Matteo Renzi. Propugnatore dell’Italia viva e responsabile, della modernizzazione, della rivoluzione tecnologica mondiale, del lavoro e della crescita, del ruolo dei giovani e della cultura. Ma non raramente ondivago, oltreché impreciso nell’individuare la strada per liberare la forza civile ed economica italiana. Ondivago sulla gestione migratoria: dall’acritico subentro del suo governo nella politica del governo Letta, al “rimpatriarli non è una parolaccia” agli elogi e poi all’incomprensibile recente attacco alla meritoria gestione di Marco Minniti. Come se gli facesse comodo fingere di non capire che un conto è la doverosa accoglienza dei rifugiati un altro il confonderli con i “migranti economici” irregolari, per i quali tutta l’Europa, Macron in testa, chiede il rimpatrio.

 

E per quanto riguarda il freno che l’oppressione burocratica e l’inefficienza giudiziaria esercitano verso l’economia, il lavoro e la sua produttività, Renzi ha patrocinato interventi importanti per la digitalizzazione della pubblica amministrazione, ma non ha forse colto la drammaticità storica del nostro presente nazionale. L’assolutismo ed l’arbitrio dell’ “Ancien règime” è infatti rinato, nell’impotenza e nell’inerzia della politica e degli istituti di garanzia, con un coacervo corporativo onnipotente ed esteso al di là di ogni immaginazione. Pratiche giustizialiste, labirinti procedurali, tempi inaccettabili ma insindacabili, gruppi in ascesa nelle praterie delle prebende pubbliche infestano la pubblica amministrazione, angariano il cittadino, ignorano i diritti e la dignità, mortificano investimenti e produzione, mentre languono produttività e Pil.

Una alleanza dei cittadini contro il nuovo assolutismo abusivo che ci opprime: questa sarebbe, anzi è una parola d’ordine capace di unire tanti cittadini di diverso orientamento per una strada ed un obbiettivo che parlano di lavoro, di dignità e di speranza.

 

Sono due esempi, ma di grande importanza soprattutto il secondo, che indicano il cammino che il nuovo Orazio e “Italia Viva” devono compiere. Occorre crescere e migliorare davvero per essere utilmente al servizio dei cittadini italiani e del comune futuro. E’ un augurio sincero.

 

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