NUOVO GOVERNO A TERMINE, di Luciano Iannaccone

La crisi parlamentare e politica italiana si attorciglia sempre di più, mentre la sofferenza di tanti italiani grida al cielo. Quella che sale dalle terapie intensive e da altri luoghi di dolore: famiglie e lavoratori che hanno perduto o stanno perdendo stabilità  e decoro conquistate con il lavoro di una vita.

Davanti all’emergenza economica i trionfalismi e le autobenemerenze governative sono insopportabili. Un sistema politico e governativo che vive di annunci mirabolanti “non tiene vergogna”. Certo, non poco si è fatto, né poteva essere diversamente visto gli ingenti trasferimenti (a debito) attuati. Ma gli inaccettabili ritardi nella corresponsione della cassa integrazione da una parte ed il vergognoso largheggiare dall’altra, simulando per parte significativa della pubblica amministrazione uno “smartwork” inesistente per l’impossibilità dell’accesso da remoto ai dati, rimarranno una macchia indelebile per il governo in carica.

E poi i tanti, sia dipendenti che autonomi, per cui il lavoro non c’è già più, il salario o l’incasso neppure e per i quali il futuro, e quindi già il presente, sono angosciosi. Anche perché si sentono, e sono, soli ed abbandonati. E irrisi dai bizantinismi con cui Dpcm e FAQ rendono ancora più misero ed insidiato il poco lavoro rimasto.

 

C’è una deformazione in molta politica e soprattutto in quella al governo, frutto di una sempre viva visione statalista, sia grillina che oggi anche pidiessina, per cui l’intervento pubblico è sempre bello e l’iniziativa privata no. Da qui i nuovi cantori della panacea pubblica e gli intrepidi esecutori: dall’ingresso di Invitalia (una delle postazioni dell’onnipresente Arcuri) con Arcelor Mittal ad Alitalia all’attivismo interventista di Cassa Depositi e Prestiti e a molto altro ancora. L’IMI e l’IRI di Alberto Beneduce erano ben altra cosa.

Il mondo della piccola iniziativa privata, così importante in Italia, non interessa più che tanto e oltre a insufficienti ristori altro non si fa, forse presi dalle “magnifiche sorti e progressive” del futuro del mini-lavoro così ben descritto dal  famoso Nobel dell’economia prof. Beppe Grillo.  In tanta proclamata fraternità universale c’è l’ipocrita indifferenza dei “garantiti” politici verso chi si è visto da un giorno all’altro cambiata la vita.

 

Così non si può andare avanti. Il “Recovery Plan” rischia di diventare, oltre che una grande ed irripetibile occasione persa, la bara non di questo governo, ma, se resta nelle sue mani, del nostro futuro.

Di fronte al garbuglio politico italiano che non si scioglie, la gran parte dei partiti, al governo ed all’opposizione, ha un solo grido. Se quello delle “tre sorelle” di Checov era “A Mosca, a Mosca!” questo è invece: “Al voto, al voto!”. Per molti è sincero: dal centro-destra che vede a portata la maggioranza assoluta a Conte che preferirebbe vivacchiare al governo, ma non disdegna una “Lista Conte” che viene premiata dai sondaggi. Per altri è sincero a metà come il PD di Zingaretti, che pensa di liberarsi così definitivamente di Renzi e del renzismo ma teme la concorrenza nell’urna della “Lista Conte”. Per altri ancora non è sincero per niente: per capi a 5Stelle che non vorrebbero cedere a Conti i voti o il comando ed in generale per la gran massa di parlamentari che dubitano o disperano della rielezione.

Il voto appare una via quasi obbligata anche per osservatori indipendenti ed autorevoli, sembrando il male minore. Ma ne siamo sicuri ? Anche solo pochi mesi, tra complicata dialettica politica poi scioglimento poi campagna elettorale poi chissà, contribuirebbero sicuramente ad aggravare la situazione del Paese e le inadempienze sul “Recovery Plan”. Che questo governo e questo presidente del consiglio, ormai è chiaro, non sanno né redigere né attuare con la concretezza, la visione e la credibilità necessarie. E molti italiani  vedrebbero nel voto l’ennesima irresponsabilità di una classe politica che merita solo disprezzo.

 

C’è  una via per perseguire sia l’esigenza di lasciare in tempi ravvicinati la parola agli elettori che  una azione di governo adeguata alla gravità della situazione  e che lavori ad un “Recovery Plan” credibile, all’altezza delle sfide del presente e del futuro. Che operi da subito per interventi e riforme incisive, per la progressiva crescita qualitativa e quantitativa dell’Italia. Che inizi quindi anche ad attuare il “Recovery” generando occupazione, innovazione, produzione, risorse: per  crescere ed essere così in grado di restituire i debiti. E  ridurre così percentualmente al Pil e progressivamente  l’enorme debito pubblico altrimenti destinato ai nostri figli.

 

Per far ciò è inabile un governo elettorale di poche settimane. Occorre un governo di unità e di salvezza nazionale con termine già prefissato al prossimo anno, subito dopo l’elezione del Presidente della Repubblica, e, condizione indispensabile, composto non solo dalle forze politiche che lo promuovano ma anche, in posizione centrale, dai migliori italiani, per capacità e prestigio, che vogliono lavorare per la Patria comune.

 

Va da sé che un nuovo presidente del consiglio entri in scena. In un anno e poco più si potrebbe far molto e costruire le fondamenta di un cammino nazionale di rinnovamento e ricostruzione, su cui il voto popolare sarebbe chiamato ad esprimersi con una scelta di portata storica. Con provvedimenti incisivamente attuativi in campi come la giustizia, il lavoro, la patologia burocratica ingigantita da leggi e pratiche politiche e parlamentari più che deprecabili.

 

Questa terza via tra il voto immediato ed il voto a scadenza di legislatura nel 2023 non eluderebbe il voto popolare, ma lo valorizzerebbe, mettendolo in condizione di esprimersi anticipatamente nel 2022 su qualcosa di molto  preciso e già in corso, e cioè un organico disegno di rinascita nazionale. E sulle prime e fondamentali azioni attuative. Che  parte significativa della classe politica e soprattutto del governo Conte abbiano inteso il “Recovery” allo stesso modo con cui i topi vedono il formaggio è vicenda triste e disonorevole, da chiudere al più presto.

 

Il varo di un governo a termine di ricostruzione e rinnovamento da parte della maggioranza del parlamento, se premiata dalla disponibilità e dall’impegno delle migliori competenze disponibili, sarebbe sicuramente rispettata e bene accolta all’estero ed in Europa in particolare. Ed ancor più, credo, da una vasta maggioranza di cittadini italiani. Dopo le sterili schermaglie politiche per il potere, troppo spesso accompagnate dalla demagogia e dall’incompetenza, in poco più di un anno si potrebbe decidere ed avviare una nuova fase del cammino nazionale, in cui la serietà e la responsabilità aprirebbero alla speranza. Vale la pena di tentare.

 

Condividi Post

Commenti (1)

  • MixGag Rispondi

    https://theconstructor.org/profile/markolileson/\r\n\r\nPopularity among Casino Blogs and Reviews Also, this online casino is frequently mentioned and recommended in casino gamers and users’ forums, and evidently a mainstay at recommended lists and top 10’s of numerous casino review sites.Nevertheless, one might wonder what made Winner Casino review articles so well celebrated on the industry; what is the secret ingredient to its success – Winner’s x factor?\r\nWorld Series of Poker Cheat Codes\r\nWSOP Hack\r\nWSOP Hack iOS 2021

    Aprile 15, 2021 19:29

Lascia un commento