No ambigui tentennamenti, neppure in nome della pace, di Luca Diotallevi

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Chiariamoci, innanzitutto. Per il magistero della Chiesa cattolica… 1. Pace è quella che nasce dalla giustizia, dal rispetto dei diritti individuali: pax opus iustitiae .

2. La giustizia, e dunque la pace, vanno cercate con tutti i mezzi, preferendo – quando ce n’è la possibilità – quelli che, a parità di effetti, producono meno danni (posto che mezzi senza effetti indesiderati non esistono).

3. La pace piena è solo quella che seguirà la seconda venuta di nostro Signore Gesù Cristo. Fino a quel momento la pace va costruita e ricostruita, ben sapendo che “l’ottimo è nemico del bene”. La promessa di una pace perfetta che si realizzi prima dell’Ultimo Giorno è una promessa che viene dal “Principe di questo mondo”.

4. La realistica ricerca della giustizia, e di conseguenza della pace, cui il Vangelo ci chiama, non autorizza mai il cristiano a prendere una posizione “terza” tra aggressore e aggredito.

5. La preghiera cristiana viene umiliata quando la si trasforma in alibi per non prendere posizione tra aggressore e aggredito.

Per ragioni come queste san Tommaso d’Aquino ha insegnato che (in mancanza di alternative efficaci) il tirannicidio non è peccato; Paolo VI, che la rinuncia alla lotta più dura contro l’ingiustizia non è un comandamento assoluto; Giovanni Paolo II che la “Chiesa è pacificatrice, non pacifista”. E potremmo continuare per ore, ma forse sarebbe meglio lasciare la parola a Teresio Olivelli (giovane della Azione cattolica e della Fuci, partigiano antifascista, morto nei campi di concentramento nazi-fascisti, proclamato beato il 3 febbraio del 2018) e alla sua “preghiera del ribelle”.

Legittimamente posso non difendermi , ma non mi è lecito mancare di difendere l’innocente aggredito. Ciò disturba Fabio Fazio? Non mi pare un dramma.

Disturba qualche ecclesiastico in perenne crisi d’astinenza da telecamere o qualche cattolico buono per tutte le stagioni? Neppure questo mi pare un dramma.

Perciò, limitarsi a chiedere la pace in Ucraina è ancora tremendamente ambiguo. Gli ucraini non hanno mosso guerra ad alcuno. È il regime di Putin (che certo non rappresenta i russi) ad aver aggredito un’Ucraina la cui colpa principale è quella di mostrare che anche la cultura slava può coltivare libertà, diritti e democrazia.

Mostrarglielo “sotto il naso” è per Putin e il suo regime più pericoloso dei missili che dice di temere. Le ambiguità sull’Ucraina sono paragonabili al silenzio sui diritti tolti ai cittadini di Hong Kong dal regime cinese e al silenzio sull’oppressione costantemente minacciata ai cittadini di Taiwan. Noi possiamo e dobbiamo pregare per la pace, e magari innanzitutto per le anime di Putin e di quelli della sua corte, anime bisognose della nostra preghiera più di tutte le altre; ma nella preghiera non dobbiamo confondere aggressore e aggredito. E nella preghiera dobbiamo chiedere luce e forza per fare tutto (!) ciò che possiamo per la giustizia libertà, diritti, democrazia - e dunque per la pace. E le colpe dell’Occidente? E i limiti dei regimi democratici e liberali? A vagonate. Eppure molti, molti, molti meno di quelli delle autocrazie e dei regimi fascisti, nazisti, comunisti, nazionalisti, sovranisti, populisti, teocratici e illiberali in genere. Anche in questa materia la ricerca della perfezione (prima dell’Ultimo Giorno) è un alibi infantile o squallido, che il magistero cattolico ci vieta. Se continuiamo con le ambiguità, fra quaranta anni altri cattolici dovranno fare salti mortali per tentare di giustificare la nostra condotta. Salti mortali come quelli che alcuni ancora fanno per giustificare i silenzi vaticani degli anni ’30 e ’40 sulla Shoah e il nazifascismo.

Luca Diotallevi

docente di sociologia all’Università Roma3, presidente Ac diocesana Terni-Narni-Amelia



                        da La Voce, 02.03.2022

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