un testo dall'associazione Non uno di meno di Salerno

La “Fonderia delle idee” tra gli accampamenti cosacchi In questi giorni si tiene a Bagnoli (NA)“La Fonderia delle Idee”. E’ un importante appuntamento diretto alla ricognizione delle  idee migliori per qualificare la proposta di governo della Regione Campania de centrosinistra (CS) in vista delle prossima scadenza elettorale. La formula adottata ed i propositi dichiarati sono ambiziosi, quasi temerari.   Poggiano su una doppia fiducia: fiducia circa la consistenza in Campania di una massa critica di risorse “tecniche ed etiche” da cui ripartire e fiducia che esse, apprezzate dal circuito della Fonderia e dai suoi protagonisti , siano disponibili ad una alleanza, ad una valorizzazione politica. Su questo schema si sono inevitabilmente innestati - favorite dal confuso contesto  che lambisce pure la Fonderia - manovre per depotenziarne l’impeto,  avviluppandolo in una meccanica di “stabilizzazione consociativa” verso l’esterno (Caldoro) e “distributiva” all’interno (ripartizione di candidature nelle circoscrizioni provinciali o assimilabili). Questa meccanica potrebbe far leva sulle virtualità stesse dell’iniziativa capovolgendole di segno. La variante di segno proposta dai conservatorismi che allignano nel Pd campano e dintorni: a) asseconderebbe entusiasticamente le aperture “etiche e tecniche” lasciando sullo sfondo l’interrogativo circa la idoneità della classe politica regionale del CS a strutturarsi come forza di governo (o di opposizione);               b) riterrebbe inoltre di poter comunque contare, al riparo della fonderia, sulla accoglibilità dei proclami di  innovazione da parte delle forze “civili e popolari” coinvolte, nonostante  l’assetto -polverizzato, non competitivo, residuale - che il CS, ad oggi, si è dato in vista della prossima tornata elettorale.    L’aggancio di queste discutibili operazioni con la logica dell’evento Fonderia - che scommettebbe sugli automatismi dell’ ”effetto slavina” prodotto dalla irruzione di nuovi “protagonisti civili” - è rintracciabile laddove la precipua attenzione rivolta alla “nuova partecipazione” non è stata accompagnata dalla ponderata  valutazione dei rischio “contagio identitario/oligarchico”: quello cioè che “ti afferra” quando  frequenti gli innumerevoli, odiosi tavoli allestiti dalle “anime in pena” del Pd e CS campano, in cui ci si balocca “per prendere tempo”, in religiosa attesa che un  “fattore esterno” sciolga nodi e affretti il passaggio della nottata. L’impressione è che questa “veniale cedevolezza” a pratiche mediatorie sia dipesa non tanto da “trasversali abitudini” all’adattamento gattopardesco, quanto dalla mancanza di “autostima” e dal ritardo con cui si è approntato un percorso coinvolgente di cambiamento. Carente autostima e ritardo che, amplificando i timori che l’incombente (“governo totale” di) De Luca avrebbe definitivamente affossato propositi di un “diverso rinnovamento”, hanno schiacciato i potenziali innovatori del CS campano su “ improbabili ed impresentabili combinazioni non salernocentriche”. La strada prefigurata con la Fonderia per uscire dall’angolo in cui ci si era posti è quella giusta. Essa va perseguita con spietatezza per scardinare il “disordine” costituito dalla “bipolarizzazione belluina” interna al Pd tra i due “accampamenti cosacchi”, la cui “discordia concors” ha procurato al Centrosinistra campano un assetto interno “barbarico”, sconfitte politiche a ripetizione.. oltre che aver privata l’istituzione regionale di una possibile credibile alternativa, prerequisito fondamentale alla virtuosa contendibilità delle cariche monocratiche elettive e delle corrispondenti funzioni di controllo. Il fattore Cosacco, fattore decisamente politico, va rimosso dal campo di gioco con una iniziativa ariosa, culturalmente trasparente, non ambigua né estemporanea, tanto più credibilmente aperta al nuovo quanto più disposta a mettere ordine in casa propria. Una innovativa “Missio ad extra” richiede una poderosa ”Missio ad intra”. Simul stabunt.. simul cadent! Con la “Fonderia di Bagnoli” si riattivino, a cascata, nei territori delle province Campane forme simili di partecipazione mirata, di innovazione discorsiva.  Si consegnino i circoli alla iniziativa degli iscritti ed elettori. Si liberi la discussione dalla ipoteca di tessere fantasma (quelle su cui ci si siede ai tavoli). Si instradi, senza tentennamenti, il confronto programmatico e la designazione del candidato alla carica di Governatore in primarie effettivamente competitive. Non le si aggiri. Il confronto tra “imprenditori dell’innovazione e del buon governo” avvenga in pubblico consegnando la scelta agli iscritti ed elettori...Non ad altri. Insomma si ridia dignità, vigore all’impresa politica.  ..E gli “accampamenti cosacchi” si scioglieranno come neve al sole.

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