Società civile, il terzo incomodo del dualismo fra Stato e Chiesa - di M. Rizzi da Corsera 05.02.2013

Versione ampliata della recensione apparsa nel Corriere della Sera del 5 febbraio 2013 Società civile, il terzo incomodo del dualismo fra Stato e Chiesa di Marco Rizzi L'uscita della raccolta di saggi di Paolo Prodi su Cristianesimo e potere offre l'occasione per una riflessione sul problema del rapporto tra cristianesimo, potere e modernità, e la connessa questione del rapporto tra stato e confessioni religiose. Secondo Prodi, lo stato moderno affermatosi in occidente nel corso del secondo millennio trae origine dal confronto con il potere sacrale dei pontefici, di cui assunse le forme e a cui progressivamente impose delle limitazioni, senza tuttavia espellere il sacro e la religione dalla società. Nasce da qui l'idea di laicità dello stato, oggi in pericolo – osserva Prodi – “sotto il duplice attacco dei fondamentalismi e delle nuove religioni politiche”. Prodi riprende, estendendola, un'idea dello storico del diritto Harold Berman, secondo cui la battaglia di Gregorio VII per la libertas ecclesiae produsse, a partire dal secolo XI, la separazione tra diritto secolare ed ecclesiastico, generando due istituzioni distinte e autonome. Inizialmente utilizzato per analizzare la formazione dello stato, il dualismo di sacro e secolare è divenuto per Prodi una chiave interpretativa generale, sino a ritenerlo la matrice di ogni aspetto della modernità, dall'economia di mercato alla libertà di coscienza. In questo modo, né la Riforma protestante, né l'illuminismo o la rivoluzione francese segnano una discontinuità nella storia dell'occidente; tantomeno lo sarebbe lo stato moderno neutrale nelle questioni religiose; anzi, esso rappresenta l'esito necessario del dualismo del cristianesimo occidentale. A una conclusione simile era giunto anche il giurista tedesco Ernst-Wolfgang Böckenförde in La formazione dello stato come processo di secolarizzazione; la nascita dello stato moderno è condizione e prodotto, al tempo stesso, della libertà religiosa intesa come separazione tra sacro e secolare; essa impedisce al potere politico di avanzare pretese assolute sugli individui, per rispettarne invece la libertà: “La misura della realizzazione della libertà religiosa designa la misura della laicità dello stato”; compito dei cristiani è comprendere che lo stato moderno rappresenta “l'opportunità della libertà che è anche loro compito preservare e realizzare”. Tanto Prodi, quanto Böckenförde hanno formulato le loro tesi a partire dagli anni Sessanta, nel clima segnato dal Concilio Vaticano II e dalla piena accettazione della libertà religiosa e della democrazia, sino ad allora viste con sospetto da una parte delle gerarchie ecclesiastiche. Indubbiamente, la sottolineatura del ruolo fondamentale svolto dal cristianesimo nel processo di formazione dello stato moderno ha contribuito a colmare la distanza che ancora separava le masse cattoliche dallo stato aconfessionale. Tuttavia, c'è da chiedersi se questa prospettiva risulti ancora attuale o pienamente fondata oggi, quando la lettura “secolarizzante” e “laica” del cristianesimo viene spesso invocata per rivendicarne un ruolo centrale nell'identità dell'Italia o dell'Europa (magari nella forma della “sana” laicità). In realtà, il conflitto tra potere sacro e secolare riguardava il controllo di una realtà che rimase sostanzialmente omogenea nel nome della fede cristiana sino alla Riforma. Questa, però, non causò solo la frattura dell'unità religiosa dell'occidente, bensì introdusse una possibilità sino ad allora inusitata, come mostra Charles Taylor nella sua monumentale Età secolare: la legittimità sociale e culturale del non credere in alcun dio, conseguente alla possibilità di scegliere (o di esserne costretti) a quale versione del Dio cristiano affidarsi. Inizia qui un processo di pluralizzazione che porta alla nascita, con l'illuminismo, di un soggetto autonomo di produzione di valori, non riconducibili né allo stato, né alla chiesa: la società civile, contro la cui ascesa si alleano invano trono e altare. Lo stato liberal-democratico otto-novecentesco rappresenta il tentativo di integrare la molteplicità dei valori, inclusi quelli religiosi, presenti nella società civile, proclamandosi neutrale di fronte ad essi. La caratteristica saliente della modernità non consiste dunque nella secolarizzazione, così come intesa da Prodi e Böckenförde, bensì nel pluralismo – culturale, politico, religioso, valoriale – in cui si sono venute articolando le società occidentali all'interno dei diversi stati nazionali, con una marcata accelerazione che dal '900 arriva ad oggi. La più autorevole formulazione di questa tesi si deve al sociologo Peter Berger, che ha inoltre mostrato come la forma più pragmatica assunta dall'illuminismo in America ne abbia determinato l'esito originale: rispetto alla laicité propria della tradizione europea, la netta separazione tra Stato e Chiese negli Usa garantirebbe maggiormente non solo l'autonomia del religioso, bensì la sua stessa presenza nella società. In ogni caso, i problemi che devono affrontare oggi sia le religioni, sia le democrazie occidentali non sono riducibili all'opposizione tra credenti (quale che sia il loro Dio) e lo stato, tra sacro e secolare, tra laicità dello stato e dimensione pubblica religione. Si tratta invece, per la chiesa, di ripensare la propria presenza in una società irriducibilmente plurale e, di converso per la politica, di trovare nuove forme di integrazione, impedendo la balcanizzazione della società. A questo scopo, il dualismo individuato da Prodi, ammesso sia mai esistito, non sembra di grande utilità sul piano analitico. Paolo Prodi, Cristianesimo e potere, il Mulino, 226 pp., € 22. Harold J. Berman, Diritto e rivoluzione. Le origini della tradizione giuridica occidentale, il Mulino, 584 pp., € 27 Ernst-Wolfgang Böckenförde, La formazione dello stato come processo di secolarizzazione, Morcelliana, 78 pp., € 10 Charles Taylor, L'età secolare, Feltrinelli, 1072 pp., € 60 Peter Berger, Una gloria remota. Avere fede nell'epoca del pluralismo, il Mulino, 216 pp., € 10 Peter Berger, Gracie Davie, Effie Fokas, America religiosa, Europa laica? Perché il secolarismo europeo è un'eccezione, il Mulino, 224 pp., € 18,50

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