Rapide Riflessioni sul "Diario Spirituale" di Enrico Bartoletti - di P.Gianneschi

Pubblichiamo un testo di don Pietro Gianneschi, segretario di Monsignore Bartoletti e assistente della Fuci di Lucca. Don Pietro traccia 'rapidamente' ma in maniera molto vivida la personalità di Monsignore Bartoletti, ci rende quelle che erano le speranze e le attese della chiesa post-conciliare, chi erano le 'grandi figure' come Monsignore Bartoletti che Paolo VI chiamò per aiutarlo a costruire la Chiesa del Concilio. Ma le riflessioni di don Pietro non sono solo 'ricordo' di Monsignore Bartoletti, sono anche spunto di riflessione per temi che ci sembrano ancora attuali nella Chiesa italiana. RAPIDE RIFLESSIONI SUL “DIARIO SPIRITUALE” “IN SPE FORTITUDO” di ENRICO BARTOLETTI Ho avuto il dono singolare di vivere accanto a Mons. Bartoletti – il “Vescovo” come lo chiamavamo – per ben 16 anni, dal 1960 al momento della sua morte nel 1976. Il “Diario spirituale”, che stasera viene presentato, mi ha aiutato a cogliere gli inizi della sua vita (comincia a scrivere il “Diario” a 17 anni) e tanti altri aspetti che hanno esplicitato la personalità di questo straordinario Vescovo, di cui si sta svolgendo la ”Causa di Beatificazione”. Dobbiamo veramente essere tutti quanti riconoscenti a don Marcello Brunini per il dono del “Diario”che, come afferma il prof. Agostino Giovagnoli nella “Introduzione”, costituisce “una documentazione di grande interesse”. Don Marcello ha compiuto indubbiamente un lavoro straordinario, paziente e faticoso, che ci permette di ripercorrere il singolare cammino di questo discepolo del Signore. Nell’orizzonte del “Diario” e alla luce dei 16 anni di cui il Signore mi ha fatto il dono straordinario di vivere accanto al Vescovo, vorrei anche se con rapidità, ripercorrere la sua vita da quando arrivò a Lucca fino a quando è andato col Signore il 5 marzo del 1976. UN DISCEPOLO INNAMORATO DEL SIGNORE Per cogliere la spiritualità del “Vescovo” siamo aiutati da due frasi che spesso ripeteva: una frase di S. Paolo: “Mihi vivere Christus est”( Per me il vivere è Cristo ) ed una di S. Benedetto: “Amori Christi nihil praeponere” (Nulla anteporre all’amore di Cristo). Testimonianza di questa straordinaria comunione sono anche i “bigliettini” che era solito scrivere in occasione del Natale o di altre ricorrenze. Vi leggo quello che mi scrisse nel 1962 per il secondo anniversario della mia Ordinazione sacerdotale: “Io credo a una sola necessità per noi: che Cristo diventi tutto. Che ci prenda anima e corpo, sensibilità e intelligenza: “vinctus Christi, avvinto da Cristo”. La mancanza di tempo mi impedisce di citare alcune affermazioni delle sue Omelie, a cominciare da quelle che rivolgeva a noi sacerdoti in occasione della Messa Crismale: sono veramente straordinarie! VESCOVO A LUCCA: “LA VERITA’ NELLA CARITà’” Mons. Bartoletti entra a Lucca come Vescovo Ausiliare il 13 settembre 1958, a soli 42 anni e vive insieme al vecchio Arcivescovo Torrini, che ha 80 anni: sono due uomini diversi a tutti i livelli. Nel diario viene ricordato l’incontro che ambedue hanno con Papa Giovanni XXIII il 13 dicembre 1960 e la sottolineatura fatta da Mons. Bartoletti: “L’Ausiliare e il difficile accordo con l’Arcivescovo - grande conforto per le sue parole e per la sua umanissima comprensione”. L’arrivo di Mons. Bartoletti a Lucca crea imbarazzo e fastidio soprattutto negli ambienti della Curia, dei Superiori e Docenti del Seminario. Il Vescovo è una persona che “viene da lontano”: la sua formazione umana e spirituale non può sintonizzarsi con la religiosità tradizionale dei lucchesi. Vive con il vecchio Arcivescovo e con il segretario (che sono io): sono due uomini di altro secolo, di formazione culturale e spirituale diversa, ma il vecchio e il nuovo coesistono insieme nella “carità di Cristo”. La Diocesi è illuminata da questa singolare testimonianza. Ben presto preti e laici trovano in Mons. Bartoletti l’amico, il consigliere, colui che ti aiuta ad incontrare il Signore, insegnandoti anzitutto a leggere la Sacra Scrittura. Il “Vescovo” finisce per donare tutto se stesso alla Chiesa di Lucca, anche se numerosi sono gli impegni che con il passare degli anni deve svolgere a livello di C.E.I. e di iniziative in altre Diocesi. Nel 1972 Paolo VI lo chiama a Roma per svolgere l’Ufficio di Segretario Generale dell’Episcopato Italiano. Con grande sofferenza scrive nel “Diario”: “Lascio Lucca per sempre. Distacco tremendo. Rimpianto per quello che non ho fatto. Dolore per il disagio di questi ultimi mesi, che forse hanno cancellato molto di me: “Deo gratias”. Distacco anche dalle persone, specialmente da alcuni sacerdoti. Sono tuoi, Signore. Li ridono a Te. Ricomincio come Abramo. Sono sulla via di Emmaus. Mi resta don Pietro: grande dono e grande responsabilità”. IL VESCOVO ALLA C.E.I.: IL “TRAGHETTATORE DEL CONCILIO” Nei quasi quattro anni nei quali il “Vescovo” svolge il servizio di Segretario Generale della C.E.I. (1972-1976) questo organismo da struttura organizzativa, diventa un organismo di animazione e di promozione della comunione tra i Vescovi, che iniziano a vivere la collegialità voluta dal Concilio. Circonvallazione Aurelia 50, sede della C.E.I., diventa punto di riferimento della Chiesa in Italia. Appena arrivato a Roma (siamo all’inizio del settembre del 1972) si trova ad affrontare un importante problema. Nell’assemblea dei Vescovi del giugno precedente era stato stabilito di avviare un piano pastorale per la Chiesa in Italia su “Sacramenti e catechesi”. La stima che gode all’interno della Presidenza della C.E.I. (Card. Poma, Card. Luciani, Mons. Castellano, Mons. Motolese) gli consentono di far compiere a quel progetto un radicale cambiamento ed un salto di qualità con il piano pastorale “Evangelizzazione – Sacramenti - Promozione umana”. Proprio per questo il Card. Martini - eravamo nel novembre del 1980 – presentando al Clero di Firenze i primi due volumi da me curati sugli scritti del “Vescovo”, delineò l’opera di Mons. Bartoletti quale Segretario Generale della C.E.I. come quella del ”Mosè del Vaticano II”, di colui che ha traghettato l’Italia sulla sponda del Concilio. Numerosi e di grande importanza sono gli impegni che Paolo VI gli affida, tra cui quello di “Presidente della Commissione internazionale per la promozione della donna nella Chiesa e nella società”, la questione del Concordato, i rapporti tra i politici italiani a ridosso delle vicende referendarie sul divorzio e poi della questione sull’aborto. Il “Vescovo” dona tutto se stesso e brucia la sua vita per cercare di “traghettare”la Chiesa italiana sulle sponde del Concilio, che per lui significava aiutarla a passare “da una Chiesa di praticanti a una Chiesa di credenti, da un cristianesimo di tradizione a un cristianesimo di convinzione e di testimonianza”. Non ho mai parlato di un avvenimento che porto nel cuore e che si svolse il martedì 2 marzo 1976. Il ”Vescovo” aveva partecipato ad un incontro con Paolo VI e i suoi più diretti collaboratori: il Card. Villot; il Card. Casaroli e il Sostituto della Segreteria di Stato Mons. Benelli. Argomento della riunione il referendum sull’aborto. Durante la cena non disse neanche una parola, tanto era stanco e stressato. Poi dicemmo il Rosario e la Compieta. Al momento di salutarci, mi mise la mano sulla spalla e mi chiese di andare nel suo studio. Io con insistenza gli dicevo che era meglio andare a riposare, ma poi dovetti cedere alla sua richiesta. Dalle 21 alle 23,30 si svolse il più coinvolgente e profondo colloquio tra il Vescovo e me. Mi parlò dell’incontro avuto e di come Paolo VI aveva dato il massimo di importanza ed accolto quanto da lui suggerito in ordine all’atteggiamento pastorale della Chiesa italiana circa i problemi riguardanti l’aborto (quell’incontro è passato alla storia come l’incontro del 3 a 1: la tesi del Bartoletti aveva vinto con quella di Benelli). Entrò poi a parlarmi di se stesso; dell’intenso lavoro che caratterizzava la sua vita; delle voci che si stavano diffondendo su una sua nomina ad Arcivescovo di Firenze o ad altre importanti cariche. Ma il colloquio si estese anche ad altri vari problemi della sua vita. Volle sottolineare anche il problema della sua malferma salute, che negli ultimi mesi si era aggravata. Ma quello che soprattutto mi colpì furono le parole con cui il ”Vescovo” ribadì con forza e con fede che a lui interessava soltanto l’abbandono filiale alla volontà del Padre. Io pure manifestai al “Vescovo” quello che c’era nel mio cuore con una completa apertura. Poi ci salutammo, affidandoci al Signore. Alle due di notte le Suore per prime sentirono i suoi lamenti: era in preda ad una grave crisi, che fu poi precisata in un edema polmonare e in un infarto. Al mattino fu portato al Policlinico Gemelli e il venerdì 5 marzo alle ore 8 concluse il suo pellegrinaggio terreno e si avviò verso la Patria: aveva 59 anni e mezzo. UN SEGNO DEL “PELLEGRINO SCONOSCIUTO” Mi avvio alla conclusione. Il “Diario riporta quello che il Vescovo scrisse il 26 luglio 1964, giorno del venticinquesimo di Sacerdozio. Al mattino presto giunse la telefonata della morte di suo padre Gino: “Il Babbo è morto, stamani, improvvisamente. Caro Babbo mio. Come fo, Signore, a credere al tuo amore, alla realtà del Mistero Pasquale, ad affermare ad ogni costo la mia speranza in Te? Aiutami, Signore. Mi pare non poterne più. Eppure ti lodo e ti benedico nel fondo dell’anima dove resta una radice profonda di letizia e di gaudio. Ho cantato la Messa giubilare; ho sentito veramente la comunione di tanti fratelli. Ho creduto, più che mai alla tua presenza e al tuo amore, o Signore. Fammi restare in questa luce di speranza, di abbandono e di donazione”. E sul biglietto ricordo aveva posto queste parole dell’apostolo Paolo: “Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù”. ( Ef 3,12 ). In queste parole dell’Apostolo c’è racchiuso il progetto di vita del “Vescovo”, da collegarsi anche alla scelta dello stemma episcopale “In spe fortitudo”, per il quale ebbe a dire: “Ho dovuto cercare un motto araldico che in qualche modo potesse sostenermi nella vita di Vescovo”. Ma il ritratto più significativo del “Vescovo” lo fece il prof. Agostino Giovagnoli (colui che ha fatto l’introduzione al Diario) durante il Convegno di studio svoltosi a Lucca nel 1987, quando al termine della sua relazione, affermò: “C’è un passo della Scrittura, cui Bartoletti amava fare frequente riferimento, che illumina felicemente non solo la sua spiritualità, ma anche la parabola complessiva della sua esistenza: il brano evangelico dei discepoli di Emmaus. Come emerge spesso dai suoi discorsi, egli considerava la condizione sua, dei cristiani del suo tempo, della Chiesa, simile a quella dei due discepoli “stolti e tardi di cuore”, immersi in una cultura poco permeata dalla Parola di Dio, che si venivano formando ad una “mentalità di fede” attraverso un lungo cammino percorso insieme al “Pellegrino sconosciuto”. Ecco, il ”Vescovo” è stato un “segno” di questo “Pellegrino sconosciuto”, incontrato dai discepoli sulla strada di Emmaus. E’ stato un discepolo innamorato del Signore, che ha bruciato la sua vita educando, mediante la Parola di Dio, alla sequela e alla comunione con Lui. “CANTA E CAMMINA!” Concludendo, mi sembra di estremo significato riportare le parole con le quali il “Vescovo” salutò la Chiesa di Lucca, quando Paolo VI lo chiamò a Roma a guidare l’Episcopato italiano. Sono una testimonianza della sua grande fede e della sua profonda speranza nella Gerusalemme celeste, che sempre ha vissuto e annunziato, camminando ogni giorno verso l’incontro col Signore, “unico amico vero di tutti i nostri giorni”, come amava ripetere. “Ed io, pur lontano da voi, seguirò il vostro canto e mi ricorderò del monito di S. Agostino: Canta come il viaggiatore, canta, ma cammina. Canta e cammina, senza deviare, senza indietreggiare, senza fermarti. Qui canta nella speranza, lassù nel possesso. Questo è l’alleluia della strada - che percorrerò con voi - quello è l’alleluia della patria - che spero, finalmente, raggiungerò con voi” (11 novembre 1972). Pietro Gianneschi S. Donato di Calenzano ( FI ) -15 dicembre 2013

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