Perché l'astensione sul referendum trivelle

Legittimo astenersi di STEFANO CECCANTI SUL PIANO giuridico si può sostenere la tesi che il voto come ‘dovere civico’ richiamato dall’articolo 48 della Costituzione si estenda ai referendum. Si può sostenere anche la tesi opposta sulla base di come si interpreti il significato del quorum. In ogni caso, sia per i referendum sia per qualsiasi altro tipo di elezione, dal 1993 non esiste più alcuna sanzione per chi non vota. Quelle precedenti erano simboliche e peraltro disapplicate. Non si può poi pensare sensatamente di applicare le sanzioni penali, pensate per chi sabota un procedimento elettorale, a chi fa propaganda per l’astensione. DA quel richiamo al dovere civico si può al massimo ricavare un invito a votare. Si può anche ritenerla doverosa per se stessi, dandone l’esempio. Al posto però di componenti delle istituzioni di garanzia mi fermerei lì. Eviterei di entrare nel vivo dello scontro politico, dando valutazioni generali fortemente opinabili. In astratto sarei anche favorevole all’argomento del presidente della Corte: in linea di principio preferisco votare. Nel caso di specie, in prima istanza, sarei stato favorevole al No, a una battaglia franca contro un quesito piuttosto debole negli effetti diretti e pericoloso per la cultura politica demagogica. La riforma costituzionale in itinere spinge in questa direzione, riducendo il quorum alla metà più uno dei votanti alle politiche precedenti quando si siano raccolte almeno ottocentomila firme. Mi trovo però di fronte al fatto che la gran parte dei sostenitori potenziali del No ha scelto l’astensione. Un fatto di grande rilievo perché a questo punto se decido di votare comunque No aiuto i sostenitori del Sì a fare il quorum e poi a battermi. Siccome reputo che il male maggiore, soprattutto per gli effetti indiretti, sia che il referendum passi, sono a questo punto spinto ad aggiungermi all’astensione. Mi trovo cioè come in un’elezione a doppio turno in cui al secondo la mia prima scelta non è più presente e dove quindi sono costretto a eliminare la più lontana: se in campo restano solo il Sì o l’astensione preferisco questa seconda. Dovrei per questo non essere considerato un buon cittadino? Non credo. Per questa ragione penso che la prudenza, ossia la dote di applicare in modo ragionato i principi generali ai casi particolari, sia ancora una virtù, anche e soprattutto per i componenti degli organi di garanzia. dal quotidiano nazionale

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