parlare oggi di rappresentanza

La Rappresentanza democratica e il suo futuro (traccia di Stefano Ceccanti) 1. Chi e' il rappresentante: tenere insieme polo profetico e polo politico Il rappresentante e' anzitutto un mediatore in senso verticale, tra valori e fatti, tra principi e realta'. E' chiamato a unire in se', come spiega Mounier nella sua teoria dell'impegno,  il polo profetico, la volonta' di perseguire coerentenente alcune grandi finalita', e il polo politico, la conoscenza dei mezzi e la capacita' di scegliere tra essi, sapendo che normalmente si sceglie un bene possibile, una causa imperfetta, nella concretezza di un conflitto. Il rappresentante non puo' quindi rassegnarsi ad essere ne' un dottrinario che ripete formule astratte, che si richiama a una testimonianza pura senza riflettere sulle opzioni possibili ne' un pragmatico senza principi che giustifica le soluzioni piu' facili rinunciando a motivarne altre solo perche' piu' difficili a spiegarsi. Non c'e' rappresentanza senza un'assunzione di responsabilita', come spiega Aldo Moro nel suo ultimo discorso ai gruppi parlamentari. La rappresentanza ha a che fare con la decisione e con la responsabilità per la decisione che si prende. Alla responsabilità, verso i rappresentati, corrisponde il loro giudizio in sede elettorale. Un giudizio che matura durante l’esercizio del potere del rappresentante e si esprime in modo efficace in sede elettorale, confermando o sostituendo chi ha preso le decisioni.  Un giudizio quindi che è soprattutto retrospettivo. 2. Crisi della rappresentanza come fotografia e necessita' della rappresentanza come trasformazione di energia Nel nostro Paese, solcato a lungo soprattutto dalle profonde fratture delle Guerra Fredda, da appartenenze separate senza un senso comune della cittadinanza (i temi cari a Pietro Scoppola) la rappresentanza e' stata a lungo concepita come fotografia passiva di queste appartenenze, in un sistema a ruoli predefiniti di maggioranza e di opposizione, senza un'effettiva competizione di governo tra varie alternative possibili. Questo ha anche condotto a quella che è stata definita la cosiddetta centralità del Parlamento (in realtà la centralità dei partiti che lì si incontravano non potendo né competere in alternativa né governare insieme), giustificata in una fase della storia del Paese ma, successivamente, trasformata in un modo per impedire di decidere piuttosto che per decidere secondo il gioco della maggioranza e dell’opposizione. La logica delle grandi democrazie europee, invece, concepisce la rappresentanza soprattutto come un trasformatore di energia (Duverger), come esigenza per cui il Governo nazionale stesso sia rappresentativo. Non quindi l'idea originaria e arcaica, maturata quando il Governo era ancora del Re, di avere dei rappresentanti locali davanti a quel Governo, per condizionarlo un po', ma l'idea piu' forte e piu' lunga che la scelta dei rappresentanti arrivi fino a quella del Governo. Che, cioe', la democrazia rappresentativa tenda quasi a funzionare come una democrazia diretta in cui gli attori collettivi intermedi, i partiti, siano decisivi per formulare le alternative, ma abbiano poi vincoli forti una volta avvenuta la scelta dei rappresentati (su regole e regolarita' e sui livelli effettivi di democraticita' si veda il manuale Lanchester). In altri termini non esiste solo la democrazia assembleare (dove i partiti in Parlamento sono onnipotenti nel fare e disfare i governi) come forma possibile di evoluzione delle forme di governo, ma anche le democrazie immediate, nel quale il voto  degli elettori incarica un governo e la sua maggioranza affidando all’opposizione il compito di controllarli (si veda il testo di Duverger il primo capitolo del volume di Lanchester). 3. Tra liturgie passatiste e false alternative futuriste Sul piano nazionale, a differenza di quello locale, questo cambiamento dalla rappresentanza da fotografia a trasformazione di energia, non si e' imposta in modo coerente. Per questo la rappresentanza e' sembrata girare a vuoto, incapace di reggere il governo per una legislatura intera (governi tecnici, supplenze presidenziali e delle burocrazie) e anche in reazione a queste liturgie passatiste incomprensibili sono cresciute false alternative, futuri immaginari, riproponendo in modi nuovi le eterne mitologie movimentiste che pensano di saltare la rappresentanza. Partono da idee di innocenza rispetto a una politica effettivamente arcaica, ma non sono soluzioni, sono aspetti del problema: non sfuggono neanch'esse ai difetti che denunciano di chiusure oligarchiche della politica tradizionale, a forme di potere scisse da effettive responsabilita', a un dilettantismo che e' la faccia speculare di un professionismo politico chiuso su se stesso. Non si sfugge alla rappresentanza in campo politico (ancora Lanchester). Anche fuori della democrazia competitiva (rappresentativa) in cui si confrontano gruppi organizzati per acquisire il diritto a governare, non si sfugge alla logica della rappresentanza. Media civici, democrazia deliberativa, democrazia partecipativa, iniziative legislative popolari, referendum propositivi, sono tutte ottime cose, rese tecnicamente più facili dall’evoluzione dell’ICT, che costituiscono un irrobustimento delle capacità dell’opinione pubblica di affinare i propri giudizi e dei decisori di approfondire le preferenze dei cittadini rispetto alle alternative di policy in campo. Un irrobustimento, non un’alternativa alla democrazia competitiva rappresentativa. 4. Piste di riflessione e di possibile impegno Se teniamo presente i 4 pilastri ancora attuali per  la rappresentanza di cui parla l'articolo 49 Cost.(i cittadini sono i soggetti, che utilizzano vari strumenti a cominciare dai partiti, il metodo e'quello del concorso con metodo democratico, ossia una libera concorrenza,  la finalita' e' determinare'la politica nazionale), possiamo quindi storicizzare il problema: A- i luoghi di formazione alla politica sono destinati a svilupparsi sempre di piu' fuori dai canali partitici diretti, ma devono sfuggire ai rischi dello spontaneismo e dell'aggregazione di sole minoranze intense che si radicalizzano su questioni troppo specifiche. Non avremo più un allineamento rigido tra società, formazione politica, partito, istituzioni di governo. Ma l’aggregazione atomistica non funziona perché la società non funziona in modo atomistico, né a proposito della formazione politica, né a proposito della formazione della personalità, né a proposito della formazione degli atteggiamenti politici, e così via… B- Le associazioni civili, culturali, ecclesiali hanno un ruolo molto significativo che struttura una coscienza politica diffusa e non protestataria. Debbono sfuggire ad una doppia tentazione: abbandonarsi alla politica dei vecchi modelli, quelli che però funzionano bene ormai soltanto per alcune biografie individuali o di piccolo gruppo, non certo per le generazioni che cominciano, in modi anche nuovi e peculiari, a prendere confidenza con la politica e la rappresentanza in campo politico; oppure abbandonare la politica a se stessa, immaginando che – quando va bene – si tratti solo di una questione di coscienza individuale e che, come tale, si distacchi del tutto dal cammino associativo. C- i partiti restano insostituibili nell'offrire risposte, alternative possibili nelle sedi istituzionali che funzionano bene se vi operano dentro soggetti collettivi in grado di rendere conto, purche' non pretendano di selezionare il proprio seguito in modo identitario ed esclusivistico; crescono e si sviluppano se sono partiti estroversi, aperti a piu' forme di rapporto con gli elettori, anche a quelli incerti. Cio' impone anche la valorizzazione dello strumento dinamico della leadership, che produce innovazione e che ha pero' bisogno di strutture in cui incardinarsi. Impone anche il consolidarsi dell’innovazione fondamentale delle elezioni primarie per selezionare la leadership, un momento essenziale del funzionamento dei meccanismi di rappresentanza. Le primarie non solo sono un metodo di selezione ma esprimono anche un’idea di partito, un’idea di politica, un’idea del rapporto tra la politica, la società, l’economia, i gruppi di interesse. D- il conflitto politico su istituzioni piu' semplici e leggibili restera' poi con tutta probabilita' per un certo tempo una delle discriminanti trasversali piu' forti, i cui esiti incideranno in modo significativo sui punti a) e b). E- C’è un mondo intero che sta cambiando. Se i partiti politici ragionano ancora in termini di unità indissolubile tra Stato, diritto e politica il loro destino è segnato. Le istituzioni di governo degli stati nazionali infatti per un verso si restringono, altri centri decisionali le insidiano, per l’altro verso debbono diventare più forti, più capaci di decidere nel campo loro proprio. Pensiamo alla fuga di poteri verso la governance globale, verso il livello europeo, verso il  livello regionale e locale. Ma pensiamo anche al ruolo della sussidiarietà orizzontale, alle funzioni generali di tipo pubblico che possono e debbono essere svolte da soggetti privati, anche di mercato, dentro regole pubbliche. Con la parola usata da Benedetto XVI nella Caritas in Veritate (e ripresa in quell’ottimo lavoro che è il documento preparatorio della Settimana sociale di Reggio Calabria del 2010) potrei dire la “poliarchia”, cioè la divisione non solo politica ma anche sociale dei poteri. Una società poliarchica è una società allo stesso tempo con una rappresentanza politica più piccola ma più forte, più articolata ma più responsabile, più efficace ma più controllabile.   Bibliografia   Benedetto XVI  “Caritas in Veritate” S. Ceccanti "Cambiamenti costituzionali. Italia", in www.forumcostituzionale.it S. Ceccanti prefazione a M. Simeoni "Una democrazia morbosa", Carocci, 2013 J. M. Domenach http://www.treccani.it/enciclopedia/personalismo_(Enciclopedia-del-Novecento)/ vedi in particolare il punto 10 sull'impegno M. Duverger "La sesta Repubblica e il regime presidenziale", Comunità, 1962 F. Lanchester "Gli strumenti della democrazia", Giuffre', 2004 F. Lanchester “La rappresentanza in campo politico  le sue trasformazioni”, Giuffrè, 2006 E. Mounier “Il personalismo”, Ave, Roma, 1987 A. Moro ultimo discorso http://sociopoliticobg.blogspot.it/2012/05/lultimo-discorso-di-aldo-moro.html vedi in particolare la parte sulla testimonianza nel paragrafo sulla difesa degli elettori Settimane sociali dei cattolici italiani “Cattolici nell’Italia di oggi”, Reggio Calabria 2010: il documento prepratorio si può leggere qui http://www.settimanesociali.it/siti/allegati/1823/46aSettSocDocPrep.pdf e quello conclusivo qui http://www.settimanesociali.it/siti/allegati/3669/2011.03.15%20Doc.conclusivoDef%20_per%20la%20stampa_.pdf     P. Scoppola "La Repubblica dei partiti", Il Mulino, 1997    

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