Orfini scambia i Cattolici Democratici con i Cattocomunisti.

L'articolo di Orfini, responsabile culturale del PD, pubblicato oggi su l'Unità, rappresenta lo spaccato di un Partito confuso e proiettato nel passato, anzichè nel futuro. Il nostro si chiede: "Dobbiamo rinunciare a quella miracolosa quadratura del cerchio che in Europa ha tenuto insieme diritti, opportunita? e sviluppo, e considerare inevitabile l'aumento delle diseguaglianze, il trionfo di un individualismo egocentrico e disperato, la crescita dell'emarginazione e della miseria, con il conseguente aumento della violenza e del senso d'insicurezza, nel generale imbarbarimento dei rapporti sociali e civili che molti raccontano come frutto ineluttabile della modernita??" Se lo chiede senza rendersi conto che quanto descrive è già presente, drammaticamente, qui e da tempo ed è la prova provata del fallimento di quella quadratura del cerchio da lui stesso citata. Una quadratura del cerchio che si è basata per decenni su di una pressione fiscale elevata che pompava denaro verso lo Stato, il quale a sua volta copriva (sussidi, casse per il Mezzogiorno, ecc.), come una foglia di fico, con tale denaro, le disuguaglianze e le miserie. Orfini sembra un automobilista che guida in autostrada guardando lo specchietto retrovisore e facendo così si sbatte.... Ma ciò che impressiona nel leggere l'articolo è l'assoluta assenza di proposte concrete, vi sono solo un susseguirsi di slogans triti e ritriti, che vanno bene per ogni stagione. Entriamo però nel merito delle sfide che Orfini cita, ma a cui non dà alcuna soluzione e non ne potrà mai dare fino a quando la sua mente sarà offuscata dalla vecchia cultura statalista. La questione Fiat è figlia del passaggio epocale che stiamo attraversando e che da decenni la cultura di derivazione marxista non riesce a cogliere. Il Referendum dell'84, l'accordo...anzi gli Accordi del '92 e del '93, il Patto di Natale, sono solo alcune tappe della miopia che da decenni attraversa tale cultura. I problemi non riguardano i valori che hanno unito, i costituenti prima e le diverse culture nel PD poi, bensì il modello di società, di economia e di Stato che le due culture - quella di matrice cattolico-democratica e quella di matrice marxiana - hanno; problemi che di conseguenza riguardano anche gli strumenti per raggiungere gli obiettivi di crescita e sviluppo sostenibile. La demonizzazione del Capitale e fuori dal tempo e dalla storia e non parlo solo del capitale dei piccoli e medi imprenditori (alternativamente blandito e rifiutato), ma anche del grande capitale produttivo, che realizza impianti e lavoro. Il primo diritto è il diritto al lavoro, senza investimento non esiste il posto di lavoro e non esistono i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Troppo spesso, la Fiom, la CGIL, e parte del PD ha confuso i diritti con le tutele ed altrettanto soventemente ha tutelato gli pseudo-diritti di pochi, a discapito dei diritti di molti. Tutelare oggi i diritti delle "avanguardie operaie" delle grandi fabbriche, significa calpestare i diritti di milioni di lavoratori e lavoratrici, non tutelati dallo Statuto dei Lavoratori, in quanto operano in aziende (la stragrande maggioranza..) al di sotto dei 16 dipendenti e che hanno la disgrazia di vivere nelle aree meno sviluppate del nostro Paese e del nostro pianeta. In questo quadro che senso ha continuare con un Contratto Nazionale anacronistico come l'ultimo firmato dalla Fiom, che equipara il meccanico della Fiat al lavoratore dell'officina meccanica sotto casa, magari quando la casa è su uno dei territori meno sviluppati del Paese? Non vi è cosa peggiore che applicare regole uguali per disuguali....è la maggiore ingiustizia che si possa fare. Così come non è più immaginabile, difendere vecchi diritti in un mondo globalizzato nel quale lo sviluppo si realizza attraendo capitali per investimento. In nome di quei vecchi diritti non si può continuare a rifiutare capitali che realizzano lavoro e quindi avanzamento sociale e personale. Il PD cominci a dire invece che il Contratto Nazionale di Lavoro deve tutelare le condizioni minime sia normative che salariali e che la contrattazione decentrata, sia essa territoriale che aziendale, deve cogliere tutte le opportunità di avanzamento e di sviluppo dell'occupazione, oltre che salariale, ma basato quest'ultimo sui livelli di produttività. Piaccia o non piaccia il nostro benessere ormai si basa sulla qualità dei prodotti e dei servizi e sulla produttività delle aziende e dei lavoratori. Un sindacato responsabile, rinuncia a parte dei diritti, se ciò comporta la creazione di posti di lavoro. Ma dietro la scusa dei diritti, si nasconde ben altro a mio avviso. Si nasconde la vecchia cultura marxista dell'unità della classe operaia. Già, negli anni '60 quando la Cisl lanciò la sfida della contrattazione aziendale, la CGIL si schierò contro, sempre in nome dell'unità della classe operaia. Se avesse vinto quella cultura conservatrice (come l'attuale...) non ci sarebbero stati nè le rappresentanze sindacali aziendali, né lo Statuto dei lavoratori, che come al solito la Cgil, con grande ritardo, adesso difende. Quella stessa cultura che considerava il salario come variabile indipendente e che si schierò contro il referendum per l'abolizione della scala mobile nell'84. Quella stessa cultura che fece i picchetti davanti alla Fiat, in nome dello scontro di classe, e che produsse la marcia dei 40mila. La stessa cultura che non firmò il primo accordo di concertazione del '92 e quando il suo massimo dirigente firmò quello del '93, fu costretto a dimettersi. La cultura che considera Ichino un Boia e Bonanni un venduto. Una cultura, vecchia, miope, pericolosa per se e per gli altri. Una cultura Statalista che rifiuta la Sussidiarietà, che considera la solidarietà un valore che va esercitato dagli altri, Stato o volontariato che sia, non certo dalle supertutelate avanguardie operaie. I valori del mondo cattolico ed in particolare del cattolicesimo democratico, non sono quelli dei cattocomunisti. Sussidiarietà, Responsabilità e Partecipazione, ci guidano e dovrebbero cominciare a guidare anche il PD. Sussidiarietà significa cominciare a pensare che livelli così alti di pressione fiscale non li regge nessuno, neanche un ipotetico futuro governo di centro-sinistra e che quindi è necessario sviluppare ed incrementare forme sussidiarie di tutela, di welfare, di formazione e sanitarie, realizzate dai corpi intermedi della società. Gli esempi concreti sono sotto gli occhi di tutti, ma non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere. Mi riferisco al mondo della bilateralità che ha realizzato e realizza attraverso il versamento dello 0,30%, tratto dalla busta paga, formazione continua per centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici; quello stesso 0,30 che quando veniva fatto confluire nelle casse delle regioni, produceva sprechi e corsi per sartine. Bilateralità che ha realizzato fondi integrativi sanitari (quello dei lavoratori del commercio e del turismo, tutela più di un milione di lavoratori), capaci di coprire un ampio spettro di cure mediche non coperte dal servizio sanitario pubblico. Sono solo alcuni esempi di sussidiarietà, sotto il controllo dello Stato, ma non gestiti dallo Stato. Responsabilità, altro valore che va concretizzato. Capacità di assumersi le responsabilità di dirigente e di dirigenza (la stessa parola lo dice...) e di firmare accordi per il bene di molti e non per i diritti di pochi. Quei molti che poi vanno a votare il Referendum e che per il 62% approvano quelle firme. Ma le avanguardie operaie e di partito, invocano la democrazia a convenienza....e considerano sempre il popolo, come non ancora formato per comprendere e percorrere - senza di loro - la strada verso il Sol dell'Avvenire. Partecipazione. I cattolici non hanno mai demonizzato il Capitale, i cattocomunisti si. Per quanto ci riguarda, il Capitale va controllato ma attraverso la partecipazione, secondo il modello tedesco (non a caso la Germania è la Nazione più florida in questo periodo di crisi..). Si, partecipazione ai consigli di amministrazione, agli obiettivi di produttività e di investimento, ecc. Ma per certa cultura, vade retro satana...contaminarsi? Sporcarsi le Mani? Mai! Ma intanto i cassa integrati e gli operai in mobilità crescono, come crescono i disoccupati e gli inoccupati, sopratutto nelle fasce giovanili del nostro Paese. In questo quadro ed in questa cultura chi dovrebbe creare occupazione e tutele? Ma che stupido, non ci avevo pensato...ma lo Stato! Da dove prende le risorse lo Stato per far ciò? Ma dalle buste paga dei lavoratori....ma che grande idea.... Ma al contempo ci si lamenta della pressione fiscale sulle buste paga. Continuiamo così che Silvio sarà Premier per altri vent'anni. Riformismo non conservatorismo. Auguri di buon anno..... P.S.: per partecipazione non intendo certo quella del mondo delle Coop, che ormai non ha più i valori di solidarietà e di paartecipazione che lo fondarono, ma è equiparabile perfettamente al mondo delle aziende capitalistiche. Bisogna invece puntare su un modello partecipativo che sposti parte delle risorse verso lo sviluppo sociale sia dell'Impresa che della persona e delle famiglie, solo la partecipazione potrà realizzarlo.

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