Luciano Iannaccone versus Tarquinio

IL NUOVO MILLENARISMO   Sulla duplice intervista di Beppe Grillo all’ “Avvenire” e di Marco Tarquinio al “Corriere della Sera” si è già detto tutto, o quasi. Ho apprezzato i commenti di Giovanni Cominelli sul settimanale della Diocesi di Bergamo e di Giorgio Armillei su www.landino.it. I numerosi interventi del “Foglio” sollevano problemi reali, mentre la netta presa di distanza da Tarquinio dell’ondivago monsignor Galantino (“excusatio non petita..?) attesta il disagio del mondo cattolico.  Disagio che diventa  ironia in Alberto Melloni davanti al riconoscimento di Tarquinio che “i tre quarti della visione grillina coincidono con quella della Chiesa – quota che nemmeno a De Gasperi fu mai concessa”. Cosa resta da dire nel merito della questione ? Innanzitutto che non vanno trascurate le più che probabili molteplici convenienze della duplice, anzi della triplice operazione: la devota attenzione a Grillo dell’ “Avvenire”, la benedizione programmatica da parte di Tarquinio ed infine la scelta del “Corriere e  del suo editore, attraverso la penna del solito Massimo Franco, di magnificare “fra le righe un’alleanza tra il movimento ed il mondo cattolico” (Armillei). La convenienza di Grillo è evidente, quella di Cairo pure, essendo sua da tempo la scelta vantaggiosa per l’ “audience”, e forse per la tiratura, di amplificare il grillismo. Più articolata la convenienza di Tarquinio, dell’ “Avvenire” e degli eventuali ispiratori, che racchiude sia speranze di nuovi lettori sia ambizioni personali e di gruppo sia (forse) di stare dalla parte del possibile vincitore. E’ quest’ultima la posizione di parte significativa della Chiesa italiana ? Non lo so, ma non lo crederei. Quello che è però importante rilevare è  che risulta già significativo che quest’ultimo interrogativo possa legittimamente porsi. Non già perché sia proibito avere simpatia per il dispotismo eversivo di Grillo e Casaleggio (padre). Ma perché questa scelta negherebbe la democrazia e la politica come specifica attività umana al suo servizio, cioè i valori fondanti sia del liberalismo politico che del cattolicesimo democratico. Farebbe tornare indietro di molti decenni il rapporto tra comunità cristiana e comunità civile, chiudendosi nella insopportabile superficialità per cui basta la buona volontà dell’antipolitica per dare risposte ai problemi di una società complessa.   E, pur tralasciando per ora il problema se le visioni economico-sociali di papa Francesco siano alla base o no, in un modo o nell’altro, di semplificazioni inaccettabili, saremmo comunque di fronte ad un nuovo millenarismo “sui generis”, dal reddito di cittadinanza alla democrazia digitale diretta, a cui la fede cristiana e la ragione umana ci invitano ad opporci. Meno di una settimana fa, il giorno di Pasqua, Stefano Ceccanti, in “La Pasqua e la battaglia per le cause imperfette”, ha ripreso Walzer, Landsberg e Mounier per parlarci del riformismo che va oltre il presente alla ricerca di una terra migliore, che non sarà però perfetta; per proporre “l’importanza etica della battaglia per le “cause imperfette”, perché, nello spazio in cui ci muoviamo le cause sono necessariamente limitate e imperfette”.  E’ questa la grande prospettiva alternativa alle lusinghe del nuovo millenarismo.     Luciano Iannaccone, 21 aprile 2017

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