La porta per la vita, di Roberto Filippini

IV Domenica di Pasqua 2020

1.     In questa domenica siamo chiamati a riflettere sul nostro rapporto con Gesù Risorto soffermandoci su due immagini usate secondo il IV Vangelo, per illustrare il suo mistero, la sua missione, il ruolo che ha nella nostra vita: quella piuttosto rara della Porta e quella più familiare del Pastore.

2.     Facciamo dapprima alcune considerazioni prese dall’esperienza comune. Una porta che cos’è? Una breccia Un’interruzione in un muro, una breccia, un varco che permette di attraversarlo, come dice Gesù, per entrare e per uscire.

3.     Ma se una porta è chiusa, essa non permette che qualcuno penetri senza avere la chiave, magari con intenzioni non chiare o addirittura malevoli. È dunque una protezione, una garanzia di sicurezza. Nello stesso tempo una porta chiusa, come il blindato di una cella di galera, può essere l’ostacolo insormontabile che impedisce di uscire da un ambiente per andare in un altro, che blocca chi vorrebbe lasciare una realtà ristretta per muoversi finalmente in libertà.

4.     Se la porta è aperta ognuno può entrare e uscire tranquillamente, specie se è uno di casa, se non è un estraneo, come il Pastore a cui il guardiano dell’ovile apre la porta e le pecore ne riconoscono subito il passo e la voce. Ma possono entrare anche ladri e briganti che di solito, a porta chiusa, devono passare da un’altra parte

5.     Anche oggi si sperimenta e drammaticamente, il problema e il disagio di una porta chiusa e il pericolo e i rischi di una porta aperta: mi riferisco alle discussioni  se sia il momento di riaprire la nostra società alle normali abitudini di vita, stanchi di un isolamento sempre più claustrofobico, con il bisogno di mettere in moto le attività economiche, culturali, sociali e anche ecclesiali, senza le quali avanza lo spauracchio agitato da alcuni di una crisi gravissima che potrebbe metterci in ginocchio e costringerci a una esistenza grama e infelice.

6.     Ci sono pericoli e imprevisti in ogni scelta come è evidente e c’è bisogno di un discernimento saggio e prudente. In momenti come questi, sentiamo quanto sia necessario avere guide competenti e affidabili che decidano se aprire o chiudere che ci conducano per sentieri diritti e giusti, a cui stia a cuore non i propri interessi, ma la vita degli altri, proprio come il Pastore del bellissimo salmo che oggi abbiamo pregato. Il Pastore buono che sa condurre ai pascoli verdeggianti e ad acque di sollievo e anche quando ci fa attraversare una valle dalle ombre di morte, non c‘è da temere, perché Egli è vicino: sentiamo il rumore del suo bastone che batte terra, ritmicamente e ci rincuoriamo.

7.     Ed ecco che le due immagini nelle parole di Gesù si intrecciano e unendosi ci fanno comprendere chi è Gesù per noi.

Egli è la porta, ma non una porta che ci interdice l’accesso alla vita bella e felice che agogniamo, al contrario, è attraverso di lui che possiamo raggiungere la fonte della vita piena di senso e di gioia, è da lui che possiamo sentirci protetti, al riparo dagli assalti maligni dell’avversario. Egli ci permette di entrare nell’ovile al sicuro, ma non lo trasforma in una prigione in cui non avere più aria da respirare. Il Signore e il suo vangelo sono per la nostra libera e piena realizzazione nell’amore. Egli ci fa uscire in un costante esodo dalla schiavitù dell’egoismo per darci il cibo della vita e aprirci l’accesso all’intimità con il Padre, la fonte originaria della vita, facendoci ritrovare tutti fratelli.

8.     Egli è la Porta ed è il Pastore buono, vuole il bene di ciascuno di noi, pronto a dare la vita per noi.  Egli ci conosce uno ad uno, per nome, come nella storia commovente di Maria Maddalena al sepolcro e quando sente pronunciato il suo nome, capisce che lo sconosciuto scambiato per il giardiniere è Lui, il Maestro. Gesù è il Pastore delle nostre anime che ha infatti con noi un rapporto d’amore.

9.     E noi, le sue pecorelle conosciamo la sua voce: qui sta il segreto del nostro rapporto con lui. Sta proprio in questo saper riconoscere la sua voce fra mille. Certo è’ necessario coltivare la familiarità con la sua voce e allenarci a distinguerne le inflessioni e i toni. Come? Nell’ascolto assiduo del Vangelo, nella costante lettura della sua Parola, senza stancarsi mai. Anche quando ci sembrasse insapore come la manna.

10. Allora anche nella nostra storia feriale, sapremo comprendere dove ci vuole condurre e che cosa sia veramente meglio per noi; come realizzare il suo disegno e quale sia la nostra vocazione.

11. Comprendiamo perché questa quarta domenica di Pasqua, da tempo è dedicata alla preghiera per le vocazioni. E cosa dobbiamo chiedere per tutti noi se non capacità di ascolto, fiducia, docilità, nella certezza che egli ci vuole felici?

12. Preghiamo perché tutti sappiamo seguirlo  nei suoi sentieri, preghiamo per le vocazioni alla vita consacrata, al matrimonio , al servizio d’amore per gli altri, preghiamo perché molti giovani rispondano alla voce del Signore che li chiama a diventare Pastori buoni del suo gregge, che vogliano il bene e la salvezza degli altri, secondo il modello di Gesù, la porta che da sulla vita, il Pastore che la dona in abbondanza.      

 

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