Imum et Circenses

  Se qualcuno ha creduto nel ‘ritorno della serietà’ (la sobria – o smorta? - divisa del Professore e dei suoi tecnocrati scolaretti), che come un colpo di spugna ripuliva da corruzione, faciloneria, fanfaronesca demagogia l’Italia incanaglita da vent’anni di berlusconismo, oggi si è risvegliato bruscamente, un paio d’ore dopo la chiusura dei seggi e lo scorrere delle prime proiezioni. Il popolo sovrano premia il ritorno sulla scena dell’imbonitore commerciale che il mondo aveva mandato a casa e gli affianca un guitto istrionico e sguaiato che sguaina contro tutti la spada di cartone, in un duello di lazzi, e gestacci in cui scorrono fiumi di sangue finto, giustizie di carta e menzogne a tutto tondo. L’arena ha la circonferenza della televisione, i gladiatori si sbranano senza ammazzarsi e si rialzano sempre in piedi dopo il colpo fatale: vince chi la spara più grossa. La cittadinanza implosa a pubblico di zapping e risata fischia e applaude (pardon vota): non si sceglie chi è più bravo, ma chi diverte (e promette) di più. La noia è il primo motivo per essere messi fuori concorso (Monti, per favore, fatti più in là). La rabbia aiuta: è eccitante, adrenalinica, fa spettacolo. La memoria è di troppo – chi ha tempo da perdere con il passato? Il resto del mondo è di troppo – chi se ne frega dello spread? siamo italiani e non ci lasciamo dettar legge da nessuno (neppure dai nostri governanti). Meglio un Imu oggi che un risanamento domani.  Tra chi vuole che tutto resti com’è (mai lasciare un debosciato per un ‘comunista’!) e chi vuole che tutto cambi (all’insegna dell’immortale slogan politico - strilla che il male passa), chi si augura semplicemente, disperatamente, che l’Italia migliori, guarda con angoscia il crinale strettissimo su cui si avventura il Paese, in bilico sul disastro. Domani è un altro giorno. Il Pd dovrà fare conti serrati e impietosi con i propri errori, e chi ha sbagliato dovrà prendersi le proprie responsabilità. Sperando che l’Italia sopravviva alle proprie elezioni.

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