Il Regno vive

A tutti i nostri lettori e amici Continua "Il Regno", 60 anni di informazione tra fede e storia Gentili lettrici, gentili lettori. Si conclude un anno difficile nella vita della rivista Il Regno. A metà luglio la proprietà del Centro editoriale dehoniano (CED), la Provincia italiana settentrionale dei Sacerdoti del sacro Cuore (dehoniani), aveva dato l’annuncio, motivato da ragioni finanziarie e di ristrutturazione aziendale, della chiusura della rivista alla fine del 2015. Alla vigilia del suo 60° anno di vita, la rivista storica del CED veniva chiusa. Qualificai allora la decisione come «sofferta e grave» e mi augurai che questa storia potesse «in altro modo e in altra forma proseguire». Il merito che i padri dehoniani hanno avuto nel creare e fare crescere una rivista come Il Regno è indiscutibile e indiscusso. è un merito che essi condividono con quanti, lungo i sessant’anni di vita, hanno collaborato e lavorato alla rivista. Ma averne sostenuto l’impresa anche in momenti difficili è un merito che va in primo luogo a loro. Il servizio d’informazione culturale e religiosa che Il Regno ha garantito a più generazioni di cattolici italiani (laici, religiosi, clero) e non solo ai cattolici, l’ho qualificato come «libero, competente, fedele». Tre caratteristiche difficili da tenere assieme e in equilibrio tra loro, attraversando le contraddizioni e gli avvenimenti della storia. Ma io ne sono convinto. Una rivista è anche una comunità e di questa i lettori rappresentano una componente decisiva. Se è vero che una rivista è figlia di chi la promuove, di chi la pensa e di chi la scrive: certamente senza i lettori non potrebbe vivere, senza i lettori muore. A partire dal merito dei fondatori, la rivista è cresciuta e si è trasformata continuamente. Anche grazie a voi. Fino a rendere oggettivo quel merito. La rivista Il Regno è diventata progressivamente un valore in sé per la Chiesa italiana e per il nostro paese. A motivo del suo successo. Luogo di dibattito, di analisi, di comprensione di fatti religiosi, culturali, politici al quale ci sembra difficile rinunciare adesso. Proprio adesso, nella Chiesa di papa Francesco. Forse una stagione nuova è possibile. è pensando a questo che fin da subito (la notizia – non i problemi – ha colto di sorpresa anche me) ho pensato che era bene che Il Regno non morisse. è pensando anche a voi che ho deciso di percorrere strade nuove e possibili. Potremmo ragionare complessivamente della crisi dell’editoria, del mutato ruolo delle riviste (che sono un prodotto culturale tipicamente novecentesco); delle nuove fonti informative che la rete offre e dei nuovi stili di comunicazione che essa determina; delle nuove generazioni di lettori e dello scarto generazionale in atto; del fatto che le cose se non ripensate in tempo cessano la loro funzione o la mutano. Di questo e di molto altro dovremo ragionare. Quel che mi preme dirvi ora è che quel cammino non s’interrompe. E all’inizio del nuovo anno la rivista potrà ripartire. Cari lettori, cari abbonati, avremo bisogno di voi, della vostra fedeltà e del vostro aiuto per tornare a crescere: molti di voi ci hanno già espresso disponibilità in tal senso nelle tante lettere che ci sono giunte e che anche in questo numero pubblichiamo. Stiamo perfezionando un accordo con il CED perché la testata Il Regno giunga a una costituenda Associazione di donne e di uomini che la facciano vivere nel segno della continuità possibile. L’Associazione, che porterà il nome conciliare di Dignitatis humanae, sarà costituita da studiosi e intellettuali di formazione culturale e d’attività professionale diverse, legati tra loro da un comune impegno civile e democratico e dalla comune sensibilità religiosa, con particolare riferimento alla tradizione cattolica e all’ispirazione cristiana. Essi sono consapevoli che il patrimonio e il contributo di studio, di analisi, di documentazione e di formazione sia indispensabile per contribuire a orientare l’opinione pubblica nella Chiesa soprattutto in un momento di radicali cambiamenti antropologici, sociali, culturali e geopolitici. Quel che mi preme dirvi ora è: «Arrivederci». Bologna, 22 dicembre 2015. Gianfranco Brunelli

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