Giovanni Celenta sulle primarie del Pd

A distanza di un anno dalle primarie di coalizione del 2012 ed in vista delle primarie aperte del 2013, si propone finalmente al voto di iscritti ed elettori un set di candidature nuove - Civati, Cuperlo, Renzi – Nessuna di esse è “espressione” di componenti che dai Pds/Ds/Popolari/Margherita hanno orientato, dal campo del centrosinistra, la vita politica ed amministrativa del Paese di questo ultimo ventennio. Nuovi “volti” si contendono quindi la guida del Pd, il cui “ambiente interno”è tuttora vittima e consunto da perduranti logiche feudali, a volte settarie, oltre che tramortito dalla grave sconfitta  politico/elettorale del 2013. All’esito di questa vicenda, il PD di Bersani ed Epifani si trova, con Letta, alla guida di un Esecutivo “leggero”, inadatto per “stazza” e composizione della “ciurma” a navigare in mari tempestosi; gravato da irrisolti problemi di credibilità (Berlusconi, Cancellieri) che lo “distraggono” da una “gestione” autorevole della feroce crisi sociale/economica che avviluppa dal 2008 l’Italia. Tratti limacciosi di questa realtà, sono attivi nel PD. Hanno una propria logica, pesano come un macigno. Tanto più virulenti in queste giornate. “Adesso” che si sentono aggrediti e (in parte) superati da una competizione che, per la prima volta dal 2007, “salda” procedure aperte ai cittadini (elettori ed iscritti) e attori nuovi, non compromessi col passato. Le primarie del p.v. 8 Dicembre, per il modo in cui questa volta sono andate configurandosi, dovrebbero attutire gli effetti delle odiose manovre da “saltimbanchi”, che a Salerno come altrove persistono da tempo. Esse si acutizzano in questa fase di ricambio del gruppo dirigente nazionale, che sconvolge abitudini ed alleanze consolidate tra Roma ed i territori, dove flebili correnti svaporano e si ricondensano in costellazioni di corposi interessi locali. Dinanzi al trittico italico - costituito da depressione che monta, giovani leader che “osano ”, oligarchie territoriali che tentano “di afferrare i vivi” - , sbaglia chi, sulla scia di un D’Alema “grillino” ed accidioso ( strumentalmente dimentico di quale sia l’effettivo “film in via di svolgimento”) riduce  e riconduce l’intera vicenda della primarie e del PD ad una trama in cui cambierebbero solo i protagonisti, con il “pifferaio” Renzi a guidare le solite danze. Le distorsioni provocate da apparati locali “in cerca di nuovo autore”, che utilizzano tessere/quote di iscritti  per “orientare e/o distorcere il voto” sono invece un fenomeno reattivo ed adattivo al nuovo ambiente politico che, in via di gestazione ed orientato dagli umori dell’opinione pubblica, minaccia di scalzare la vecchia guardia. Con Civati, Cuperlo e Renzi ci sarà ovviamente un PD nuovo, quanto meno nel gruppo dirigente di vertice. La loro ambizione ad una leadership di “rottura”, interpretata con particolare vigore da Matteo Renzi, è ovviamente espressiva di una domanda diffusa ed impietosa di riforme della politica e delle istituzioni (costi, numero di parlamentari, duplicazioni di istituzioni, finanziamento pubblico). Questa, veicolata da una procedura che responsabilizza il segretario/candidato premier prescelto dal voto dei cittadini, pone i tre candidati in naturale contrapposizione a chi cerca di trascinarli nella palude dell’eterno ritorno all’identico, di ciò che si trasforma per non cambiare. Possiamo interrogarci sulla profondità di questo cambiamento, sulle sue virtualità, non sulla sua effettività. Una buona partecipazione alla primarie darà ovviamente vigore all’attuazione del rinnovamento promesso e richiesto. Tuttavia, in questo tratto finale di strada, i numeri e l’intensità del coinvolgimento dei cittadini saranno  maggiori se i candidati tutti ed, in particolare, quelli con più chance di successo non attenueranno il loro profilo innovativo: se cioè non rilanceranno “scriteriate” ed infondate descrizioni raffiguranti probabili leader al soldo di potentati locali; né forniranno la minima impressione di assecondare “irregolari” tentativi di salire sul carro del probabile vincitore. Non verrebbero compresi eventuali e protratti tentennamenti dinanzi ad operazioni che riportano indietro le lancette dell’ora, al medesimo punto da cui faticosamente e con ritardo ci si è cominciati a muovere. Si riaprirebbe così nel PD la stagione delle nebbie, dell’azzoppamento del leader (Veltroni e Prodi docet) e, con esso, della possibilità di un partito piu aperto perché non presidio di una oligarchia imperitura ed inconcludente.  

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