Does Italy love coalitions?

Una strana alleanza si fa strada. La cementano la ricorrente difesa del proporzionalismo e una cattiva lettura di una cattiva sentenza. Convergenze tutt’altro che parallele: al contrario un’oggettiva alleanza che si muove per insabbiare la proposta di Renzi e Berlusconi. Strana alleanza, si diceva. Cosa ci fanno infatti insieme Lega, sinistra radicale, neocentristi dalle varie etichette, rigorosi professori universitari, famosi giornalisti, gloriosi esponenti del PCI? Da una parte quelli che difendono con i denti i poteri di coalizione e di ricatto di piccole formazioni politiche, per la metà nate da scissioni che proprio il sistema proporzionale rende appetibili e in qualche modo produce, altro che moderatismo contro radicalismo. D’altra i cultori del complesso del tiranno, quelli per cui sembra che tutto ciò che si muove fuori del parlamentarismo proporzionalistico iscritto dai costituenti, che pure ne vedevano lucidamente i limiti, nel nostro sistema di governo repubblicano sia la materializzazione dell’incubo plebiscitario. Uno al comando, consacrato dal voto della maggioranza, senza più freni né contrappesi. Fa capolino in questa alleanza “preterintenzionale” anche Napolitano. Ogni suo esercizio di moral suasion, e sulle soglie di sbarramento e sulle soglie di accesso al premio di maggioranza, è un oggettivo rifornimento di ossigeno ai proporzionalisti di tutti i fronti. Negli ultimi giorni questa strana alleanza ha preso a utilizzare, per i suoi fini, le sgangherate motivazioni di una sentenza della Corte costituzionale, quella che ha cancellato il premio di maggioranza, introdotto il voto di preferenza individuale e riconsegnato al paese un sistema elettorale proporzionale, con riparto nazionale e soglie di sbarramento variamente congegnate ma certo tutto meno che effiacaci. Volendo qui tralasciare le serie lacune giuridiche delle motivazioni della sentenza - non sono un giurista ma se vi andate a vedere perché la Corte ha ammesso il caso al suo giudizio e perché svicola dalla questione della validità degli atti compiuti da organi il cui sistema di elezione è stato dichiarato incostituzionale troverete qualche sconveniente sorpresa - non si può però negare che in sostanza la Corte affermi un principio consolidato e due sue volontà. Il primo ci dice che la Costituzione non impone nessun sistema elettorale. Il legislatore è libero di scegliere tra i diversi sistemi, non completamente libero ma certo libero di rinunciare a sistemi proporzionali a favore di sistemi misti con o senza premio di maggioranza. Le seconde ci dicono che la Corte vuole, nel caso si introduca un premio di maggioranza, che il premio non sia irragionevole e che sia ancorato al superamento di una soglia. Non dice ovviamente dove si collochi l’irragionevolezza e a quale misura corrisponda la soglia. E ci dicono infine che la Corte non ama le liste bloccate lunghe che cadono sotto la sua scure non perché bloccate ma perché lunghe. Dal che se ne trae che un sistema proporzionale con premio di maggioranza, soglia minima per acquisire il premio e liste bloccate non lunghe è compatibile con il quadro costituzionale. Compatibile non significa ovviamente obbligatorio. Non è obbligatorio neppure il voto di preferenza individuale benchè in modo contraddittorio la Corte lo abbia introdotto utilizzando uno strumento tecnico che questo lascia pensare. Ma così non è. La strana alleanza ha invece introdotto nella discussione uno strano punto di vista. La Corte avrebbe infatti detto che il premio di maggioranza comprime il diritto di espressione del voto e che il voto di preferenza individuale è costituzionalmente obbligatorio. Tra i più acuti e seri non si arriva a tanto ma si preferisce chiudere la partita mandando tutti alle urne per votare con l’attuale sistema proporzionale e aprire una specie di fase costituente nel nuovo parlamento che sarebbe così eletto. Così fanno ad esempio Fulco Lanchester e Emanuele Macaluso che non sembrano però proprio volersi porre il problema di come “governare” questa fase costituente. Un parlamento proporzionalistico è improbabile che si suicidi. Non c’è dunque da chiamare in causa la costituzione e la (brutta) sentenza della Corte. La questione è schiettamente politica, di politica istituzionale ma sempre politica resta. Il punto di divisione è molto evidente. C’è chi ama le coalizioni, specie se frammentate e dispensatrici di poteri di veto. C’è chi non le ama e preferisce governi capaci di decidere velocemente assistiti dalle loro maggioranze. Per poi essere giudicati periodicamente dagli elettori e non quotidianamente da manipoli di microgruppi parlamentari. Does Italy love coalitions? Io penso di no.  

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