De Gasperi, Occhetta e Diotallevi

Il pezzo di Occhetta per Civiltà cattolica si propone come una ricostruzione del percorso che ha condotto all’elezione di Mattarella e allo stesso tempo come una sintesi delle ragioni che rendono convincente e ricca di potenzialità questa elezione. Sui punti critici di questo esito dell’elezione presidenziale mi sono già soffermato http://www.landino.it/2015/01/blandire-e-schiacciare/ con conseguente largo dibattito. La stessa ricerca nella storia di Mattarella di elementi di rassicurazione circa la sua solida impronta riformista, dalle sue posizioni sul bicameralimo – tutt altro che riformiste - al suo lavoro di legislatore – suvvia, celebrare il Mattarellum dopo che si è per anni sostenuto che andava quanto meno profondamente riformato... – alle sue posizioni sulla forma di governo, qui forse l’unico punto a suo favore, appare non del tutto tranquillizzante, nonostante i tentivi rassicuranti - da ultimo quello di Andrea Morrone su www.federalismi.it condotto in punta di diritto sui testi del “giovane” Mattarella. Anzi, più si accavallano le strategie di rassicurazione più aumenta la preoccupazione. Il punto che lascia più perplessi nel pezzo di Occhetta non riguarda però Mattarella quanto la ricostruzione che nella nota finale viene fatta del rapporto tra cattolicesimo politico, centrodestra e centrosinistra. Ancora una volta la frattura fondamentale viene costruita tra cattolici democratici (di centrosinistra) e cattolici liberali (di centrodestra), i primi figli di Dossetti e Moro, i secondi di De Gasperi. Segnando così, a me pare, anche un arretramento rispetto agli schemi utilizzati la scorsa estate da Occhetta nel suo confronto a distanza con Brunelli http://www.landino.it/2014/08/cattolici-politica-e-citta/ Ma questa frattura semplifica troppo. Innanzi tutto da tempo siconosce una frattura tra cattolici liberali di destra e cattolici liberali di sinistra. Da tempo la cultura di sinistra cui fa riferimento Occhetta, quella del cattolicesimo democratico dossettiano, è identificata come una delle fonti della “resistenza costituzionale”, quella resistenza criticata severamente da Cassese in pagine lucidissime (p.62 e ss.) della sua recente intervista Diritto amministrativo pubblicata da il Mulino insieme a Luisa Torchia. Tanto che occorre chiedersi, come molto spesso abbiamo fatto in questo blog, se la tradizione cattolico democratica sia ancora spendibile come partner delle riforme istituzionali, sotto il profilo dell’impianto teorico, ovviamente, che la condotta dei singoli parlamentari risponde per fortuna anche ad altre logiche più sistemiche e meno culturali. Ma soprattutto l’idea che De Gasperi rappresenti, in mancanza di stampelle di vario tipo, la versione di centrodestra del cattolicesimo politico italiano è stata demolita a partire dalla fine degli anni settanta dai libri di Pietro Scoppola, da La proposta politica di De Gasperi a La Repubblica dei partiti. E dunque, al di là della questione se il pezzo di Luca Diotallevi per il Corriere della sera, su cui Occhetta si sofferma nella nota finale, sia classificabile come mappa ideologica del cattolicesimo di centrodestra – io non lo credo affatto, abbiamo idea di quale sia lo spettro delle posizioni del partito democratico statunitense? Al di là della disciplina di voto, appunto come si diceva: un conto le logiche sistemiche un conto le culture – restano forti dubbi sulla tenuta classificatoria proposta da Occhetta. Dubbi che esprimono, di nuovo a mio avviso, una preoccupazione: con Mattarella si rischia quale passo indietro?

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